Il cicloturismo si rivolge a un pubblico sempre più ampio e propone formule diverse: dal gravel al bikepacking, dai percorsi in bici e barca agli itinerari costruiti con le app. Il filo comune è la ricerca di benessere, socialità e tempi meno frenetici, con una crescente attenzione a luoghi poco frequentati e a periodi dell’anno diversi dall’estate.
Secondo il rapporto Viaggiare con la bici 2026, nel 2025 il settore ha prodotto in Italia circa 49 milioni di presenze e un impatto economico stimato in 6,4 miliardi di euro. Rispetto al 2019, il valore è aumentato del 37%, mentre oltre 4 miliardi di euro di spesa sono attribuiti ai cicloturisti stranieri. Cambia anche il profilo dei viaggiatori: le donne rappresentano il 47,1% del totale e la Generazione Z è salita al 17,3%.
Più attività e una stagione più lunga
I dati della rete EuroVelo mostrano 108 milioni di passaggi nel 2025, il 4% in più rispetto all’anno precedente e il 14,7% in più dal 2019. La crescita riguarda soprattutto primavera, autunno e inverno, segnalando una domanda meno concentrata nei mesi estivi. Le attività ciclistiche registrate da Strava in Italia sono aumentate del 12% in un anno, con incrementi del 28% per il gravel e del 23% per le e-bike.
La bicicletta viene usata sempre più spesso per conoscere paesaggi, cultura ed enogastronomia. Nelle uscite di gruppo monitorate da Strava, il 16% del tempo è trascorso in sosta; quando nell’attività compare la parola caffè, la pausa arriva in media a 46 minuti. L’esperienza, quindi, non coincide soltanto con i chilometri percorsi, ma comprende incontri, soste e rapporto con le comunità locali.
Tra le tendenze emergenti c’è la cosiddetta Vitamin T, fondata su tempo, tranquillità e trasformazione. Il modello ideale combina alcune ore in sella con visite, soste di qualità e assaggi dei prodotti locali. Crescono inoltre le esperienze intergenerazionali, le uscite dopo il tramonto e la ricerca di destinazioni lontane dall’overtourism. Per gli operatori, la sfida è distribuire i flussi lungo tutto l’anno senza compromettere la qualità dell’accoglienza.
Trail, app e destinazioni da ripensare
I trail di bikepacking stanno contribuendo ad allargare il movimento. Sono eventi generalmente non competitivi, nei quali i partecipanti seguono una traccia GPS e gestiscono in autonomia tappe, soste e pernottamenti. Il Tuscany Trail ha registrato 6.156 iscritti, mentre il Trentino Gravel ha esaurito i posti in 22 minuti, secondo i dati citati dagli organizzatori. La formula resta autonoma, ma la presenza di molti partecipanti sulla stessa traccia rende l’avventura più accessibile anche ai neofiti.
Le destinazioni propongono intanto itinerari sempre più vari: dai grandi classici come Danubio, Loira e Bolzano-Venezia alle rotte tra capitali, dai tour urbani dedicati all’architettura ai percorsi bike and boat. Il clima incide però sulle scelte: siccità, incendi e caldo estremo hanno già imposto modifiche ai programmi e spinto la domanda verso aree più settentrionali.
La tecnologia semplifica la pianificazione. Ride with GPS, Komoot e Wikiloc consentono di creare o seguire tracce, consultare mappe offline, valutare dislivelli e terreno e condividere itinerari. Google Maps resta utile per osservare strade e incroci, ma non sostituisce un navigatore dedicato. L’intelligenza artificiale può offrire informazioni su meteo, trasporti e servizi, ma cancelli, cantieri e sentieri impraticabili ricordano che il buon senso resta indispensabile.