La Tuscia è una terra in cui paesaggio, archeologia e immaginario si intrecciano. Boschi, forre e borghi costruiti sul tufo conservano tracce di epoche diverse e alimentano racconti legati a culti antichi, simboli e presunte presenze esoteriche. Un itinerario attraverso Bomarzo, Bassano in Teverina e Calcata consente di osservare questi luoghi con attenzione, distinguendo ciò che è documentato dalle interpretazioni e dalle leggende che nel tempo si sono sedimentate.
Bomarzo, il labirinto di pietra
Il Sacro Bosco di Bomarzo, voluto nel Cinquecento da Pier Francesco Orsini, è un giardino rinascimentale popolato da mostri, animali fantastici, figure mitologiche e architetture insolite. Il percorso non ha prodotto una lettura univoca: proprio l’assenza di risposte definitive ha favorito interpretazioni filosofiche, magiche e alchemiche. In questa chiave, le sculture possono essere lette come tappe di un confronto simbolico con la paura, il caos, la materia e la trasformazione. Si tratta però di una possibile interpretazione, non di una spiegazione accertata dell’impianto del parco.
Il simbolo più noto è la bocca dell’Orco, una grande testa di pietra con le fauci spalancate e la frase Ogni pensiero vola. Attraversarla significa entrare fisicamente in una soglia che, nell’immaginario alchemico, può rappresentare una discesa nell’oscurità e nella materia. Poco distante, la Casa Pendente altera la percezione dell’equilibrio: pavimento e pareti inclinati mettono in crisi i riferimenti del visitatore. Giganti, draghi, sfingi ed elefanti completano un ambiente in cui il bello convive con il deforme e l’ordine con il caos.
Bassano in Teverina e la torre nascosta
A Bassano in Teverina, il mistero è legato soprattutto alla chiesa romanica di Santa Maria dei Lumi e alla Torre dell’Orologio. L’edificio religioso, realizzato in peperino e generalmente datato tra XI e XII secolo, conserva capitelli con motivi enigmatici, tra cui il Nodo di Salomone. Una figura scolpita con lunghi baffi ricurvi è stata associata da alcune interpretazioni al Bafometto, mentre la tradizione ha collegato la chiesa ai Templari. Gli elementi presenti, tuttavia, non costituiscono da soli una prova definitiva di una presenza dell’Ordine del Tempio: molti appartengono al repertorio simbolico diffuso nell’arte medievale.
La particolarità più evidente riguarda la Torre dell’Orologio, alta circa 25 metri e riconoscibile per il quadrante in maioliche settecentesche. Al suo interno è racchiuso un antico campanile romanico appartenente a Santa Maria dei Lumi, con bifore, trifore, colonnine e decorazioni scolpite. La struttura medievale tornò all’attenzione durante lavori di consolidamento negli anni Settanta del Novecento, dopo essere rimasta nascosta per secoli dentro la torre più recente. Anche in questo caso, il fascino del luogo nasce dall’incontro tra dati architettonici, domande senza risposta e ricostruzioni della tradizione.
L’ultima tappa è Calcata, borgo arroccato su uno sperone di tufo nella Valle del Treja. Vicoli, archi, grotte e case di pietra compongono un paesaggio raccolto, diventato nel Novecento rifugio di artisti e artigiani dopo il rischio di abbandono. Attorno al paese sono nate storie di streghe, guaritrici e antichi saperi, favorite dalla presenza di boschi, nebbie e sentieri nella vegetazione. L’espressione borgo delle streghe appartiene però soprattutto all’immaginario popolare e non va intesa come una definizione storica.
A Calcata è legata anche la vicenda della presunta reliquia del Santo Prepuzio, che secondo la tradizione sarebbe stata custodita nel paese fino alla scomparsa nel Novecento. Un’altra leggenda sostiene che la sezione Ahnenerbe delle SS, durante il periodo nazista, si fosse interessata alla reliquia. Si tratta di un racconto difficile da separare dal mito. Proprio il confine tra elementi documentati e suggestioni rende questi tre centri una tappa singolare per chi vuole leggere il territorio non soltanto attraverso i monumenti, ma anche attraverso le storie che nel tempo hanno contribuito a definirne l’identità.