Mercato aereo

easyJet riduce ancora i voli per contenere il costo del carburante

La compagnia elimina fino a 700mila sedili sulla stagione fredda: pesa il rincaro del combustibile dopo la crisi mediorientale.

easyJet riduce ancora i voli per contenere il costo del carburante

easyJet ridurrà di altri 600.000-700.000 posti la programmazione dei voli per la prossima stagione invernale. La decisione, ha spiegato l’amministratore delegato Kenton Jarvis, rientra nella strategia della compagnia per contenere l’impatto dell’aumento dei costi del carburante nei mesi caratterizzati dalla domanda più debole.

Il vettore aveva già eliminato circa 700.000 posti dall’operativo invernale all’inizio dell’estate. Con il nuovo intervento, la capacità complessiva verrà ridotta di un volume equivalente a circa due giorni di attività di volo. La stagione invernale di easyJet va da ottobre a fine marzo e normalmente comprende circa 50 milioni di posti.

Capacità ridotta nei mesi meno trafficati

La compagnia sta intervenendo soprattutto sull’offerta dei periodi di minor traffico, con l’obiettivo di evitare di sostenere costi più elevati per il carburante quando i ricavi risultano più contenuti. «Tutti stanno riducendo la capacità; lo vediamo in tutti i concorrenti», ha dichiarato Jarvis al Financial Times, sottolineando come la scelta sia legata all’evoluzione dei prezzi energetici.

Secondo il ceo, per il settore è stata una sorpresa il fatto che le quotazioni del carburante siano rimaste così elevate. Il costo del carburante per aerei, ha aggiunto, è praticamente raddoppiato dopo l’inizio del conflitto con l’Iran, che ha portato alla chiusura dello Stretto di Hormuz.

Il peso del carburante sul settore

Le quotazioni hanno iniziato a scendere, ma restano comunque molto più alte rispetto alle previsioni formulate dalle compagnie aeree all’inizio del conflitto. Per i vettori, l’aumento si traduce in una pressione significativa sui conti e nella necessità di rivedere la capacità offerta durante la stagione meno redditizia.

La Iata ha stimato che il rincaro del carburante comporterà per l’industria aerea una spesa aggiuntiva di 100 miliardi di dollari nel corso dell’anno. Dall’inizio del conflitto, inoltre, diverse compagnie aeree sono fallite, tra cui la statunitense Spirit e l’europea AirBaltic.