Il ministro del Turismo Mazzi propone di eliminare il termine overtourism dal vocabolario del turismo italiano. Secondo il ministro, l’espressione danneggerebbe il settore e potrebbe scoraggiare i visitatori internazionali.
La proposta viene però contestata nell’analisi pubblicata da Travel Quotidiano. L’obiezione è netta: cancellare una parola non significa eliminare il fenomeno che quella parola descrive. Modificare il linguaggio, sostiene il commento, non cambierebbe le condizioni di affollamento che si verificano nelle principali destinazioni italiane.
Il nodo dell’affollamento
Il riferimento è alle situazioni di piena presenza turistica che interessano, tra le altre, Firenze e Roma. L’invito rivolto al ministro è a verificare direttamente cosa accade nelle città quando la pressione dei visitatori raggiunge i livelli più elevati, invece di concentrarsi soltanto sulla definizione utilizzata per descrivere il problema.
Nel testo si osserva inoltre che la scelta di accantonare termini considerati negativi non sarebbe una novità. Anche in passato, secondo l’autore, il tentativo di eliminare una parola non avrebbe modificato la realtà a cui quella parola si riferiva. Per questo, l’eventuale rinuncia a usare “overtourism” non produrrebbe cambiamenti concreti nelle destinazioni più frequentate.
Marketing e strategie
La critica si estende alla comunicazione dei ministri del Turismo che si sono succeduti, indipendentemente dal loro orientamento politico. Il punto centrale è che, invece di proporre idee e visioni per il settore, la politica si fermerebbe spesso al marketing e alla scelta delle parole.
Secondo questa lettura, il problema non può essere risolto rendendo meno incisivo il linguaggio pubblico o sostituendo le espressioni ritenute scomode. L’eliminazione di una parola definita “brutta”, conclude il commento, non basta a risolvere le difficoltà del turismo né a cambiare l’esperienza vissuta nelle località più affollate.