Leggere durante uno spostamento può servire a riempire attese e tempi morti, ma anche a comprendere meglio i luoghi attraversati. È quanto è accaduto ad Antonio Oleari, che per un viaggio da est a ovest della Tanzania aveva scelto Come ho trovato Livingstone, il resoconto dell’avventuriero e scrittore americano Henry Morton Stanley.
Pubblicato come diario di viaggio, il libro racconta la missione affidata a Stanley nel 1869 dal direttore del New York Herald: ritrovare e intervistare l’esploratore scozzese David Livingstone, scomparso da mesi nell’Africa equatoriale. Oleari ne ripercorre l’itinerario a bordo di un lento treno che collega Dar Es Salaam, sull’Oceano Indiano, al lago Tanganica, vicino al confine con il Congo.
Il viaggio sulle tracce di Stanley
Durante il tragitto, le pagine del volume si sovrappongono al paesaggio osservato dal finestrino: villaggi, fiumi e montagne vengono riconosciuti e annotati. Il percorso ferroviario attraversa il cuore della savana, tra venditori ambulanti che salgono a ogni fermata, cene nel vagone ristorante, scompartimenti separati per uomini e donne e tramonti dietro acacie e baobab.
Oleari conclude la lettura al termine del lungo percorso, proprio nel punto in cui, circa un secolo e mezzo prima, Stanley aveva incontrato Livingstone, sotto un albero di mango a Ujiji. L’esploratore si era avvicinato al collega pronunciando la frase diventata celebre: Il Dottor Livingstone, presumo.
Una volta rientrato dalla Tanzania, però, il viaggiatore non trova più il libro. Il volume sembra scomparso a Ujiji, il villaggio di pescatori dove si svolgono le pagine finali del racconto. Anni dopo, la copia ricompare in un albergo di Bahir Dar, nel nord dell’Etiopia, nascosta in una tasca poco visibile della valigia.
La copia ritrovata in Etiopia
Le circa duecento pagine sono ingiallite e la copertina presenta angoli piegati, ma il libro è ancora integro. Oleari scopre così che, senza accorgersene, lo aveva portato con sé in Iran, Ucraina, Sud Africa, Uzbekistan, Polonia, Togo e Croazia, attraverso viaggi in nave, aereo, treno, autobus e tuk-tuk.
Il ritrovamento a Bahir Dar gli appare tutt’altro che casuale. Livingstone aveva cercato le sorgenti del Nilo Bianco nel lago Vittoria; Stanley riemerge invece sulle rive del lago Tana, da cui nasce il Nilo Azzurro. Una simmetria geografica che rende ancora più singolare la storia del libro, diventato un compagno di viaggio clandestino.
Alla fine, la copia resta sul penultimo ripiano della libreria. Oleari ammette di aver preferito conservarla, invece di lasciarla sulle rive del lago tra ippopotami e pellicani. Per il futuro, promette soltanto di mandarle cartoline dal mondo, da usare come segnalibri.