Viaggio su due ruote

Cinquemila chilometri in moto tra Carpazi e Transnistria

Sedici giornate attraverso Romania e Moldova, fra strade d’alta quota, monasteri, città storiche e un territorio separatista filorusso

Cinquemila chilometri in moto tra Carpazi e Transnistria

Un percorso di 5.000 chilometri attraverso l’Europa orientale, dai passi dei Carpazi fino alla Transnistria, territorio separatista filorusso al confine con l’Ucraina. È l’itinerario affrontato in moto da una coppia italiana, partito dall’Italia e sviluppato nell’arco di 16 giornate tra Romania, Moldova, Ungheria e Austria. Pioggia, strade dissestate e lunghi trasferimenti hanno accompagnato un viaggio costruito per unire paesaggi montani, storia e architetture segnate dal passato sovietico.

Dopo la partenza sotto l’acqua e il passaggio in Slovenia, Croazia e Ungheria, l’ingresso in Romania ha portato i viaggiatori ad Alba Iulia, con la fortezza di Cetatea Alba Carolina, e quindi lungo la Transalpina. La strada, conosciuta anche come Strada dei Re, raggiunge i 2.145 metri del Pasul Urdele e attraversa boschi, laghi e tornanti. Il percorso è proseguito sulla Transfăgărășan, la strada realizzata negli anni Settanta durante il regime di Nicolae Ceaușescu: 150 chilometri tra il lago Vidraru, il passo Bâlea e il tunnel più lungo della Romania, in un contesto reso più difficile dal traffico, dai lavori e dalle condizioni dell’asfalto.

Dalla Transilvania alla capitale moldava

La tappa di Brașov ha aperto la parentesi dedicata alla Transilvania, tra la piazza centrale della città, la Chiesa Nera e i villaggi tradizionali. Nei dintorni sono stati visitati il Castello di Peleș, a Sinaia, e la zona di Bran, legata alla leggenda di Dracula. Il viaggio è poi proseguito verso Iași, oltre i Carpazi, prima dell’ingresso nella Repubblica di Moldova attraverso il valico di Sculeni.

A Chișinău il percorso ha toccato la Cattedrale della Natività, l’Arco di Trionfo, il Palazzo del Governo, il memoriale Eternitate e alcuni edifici dell’architettura post-modernista sovietica. La capitale ha mostrato anche mercati, parchi e una realtà divisa tra lingua romena e russa, oltre che tra posizioni favorevoli e contrarie all’integrazione europea.

Il passaggio in Transnistria

La giornata più particolare è stata quella dedicata alla Transnistria, entità non riconosciuta dalla comunità internazionale. L’ingresso è avvenuto attraverso un checkpoint militare vicino al fiume Dniestr, con controlli sui documenti e il pagamento di un permesso temporaneo di circolazione da 5 euro. A Tiraspol, capitale del territorio, i visitatori hanno incontrato scritte in cirillico, monumenti sovietici, una statua di Lenin e un carro armato T-34 collocato presso il Memoriale della Gloria.

Nel territorio separatista non funzionavano le carte di pagamento estere né il roaming telefonico e gli acquisti richiedevano la conversione degli euro in rubli transnistriani. Il rientro in Moldova è avvenuto passando da Bender e dalla sua fortezza ottomana. La giornata si è conclusa dopo 180 chilometri, tra controlli militari, difficoltà linguistiche e una realtà rimasta fortemente legata ai simboli dell’ex Unione Sovietica.

Il ritorno in Romania ha portato nella Bucovina, dove sono stati visitati i monasteri dipinti di Voroneț, Humor, Sucevița e Moldovița, celebri per gli affreschi esterni e interni. Dopo una tappa nel Maramureș e a Baia Mare, l’itinerario ha toccato Budapest e Graz prima del rientro in Italia passando per le montagne austriache. Il bilancio dei protagonisti è positivo per i luoghi attraversati, ma segnato dalla percezione di una minore cordialità nei rapporti con le persone incontrate.