La Generazione Z guarda al settore turistico, ma non è disposta ad accettare modelli professionali percepiti come instabili o incompatibili con la vita privata. È quanto emerge dalla ricerca «I giovani e il futuro», realizzata dall’istituto Tecnè su incarico di Federalberghi, che analizza il rapporto tra le nuove generazioni e il mondo del lavoro.
Per l’ospitalità, il tema non riguarda soltanto le ragioni per cui molti giovani non scelgono di lavorare negli alberghi. La questione centrale è capire come le imprese possano diventare più attrattive, intervenendo sull’organizzazione interna e sulla qualità del lavoro. Tra le priorità indicate figurano l’equilibrio tra vita professionale e personale, la disponibilità di tempo libero e il raggiungimento di una maggiore autonomia economica.
La ricerca richiama inoltre la necessità di garantire retribuzioni adeguate, riconoscimenti professionali, sicurezza e concrete possibilità di crescita. Un altro elemento considerato decisivo è il rapporto tra scuole, percorsi professionalizzanti e imprese turistiche, con l’obiettivo di rafforzare la formazione e presentare l’ospitalità come un ambito in cui costruire un percorso stabile, non soltanto un’esperienza temporanea.
Stabilità e competenze al centro
Fabio Raimondo, presidente nazionale dei giovani albergatori di Federalberghi, sottolinea l’importanza di creare un ponte tra le generazioni che già lavorano nelle imprese e quelle che si apprestano a entrarvi. Secondo Raimondo, la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro deve accompagnare la valorizzazione di competenze e conoscenze, considerate indispensabili per accedere all’occupazione e raggiungere una maggiore stabilità.
Il confronto evidenzia anche alcune difficoltà sul piano relazionale. Ilaria Bigliazzi, esperta di risorse umane e autrice del libro «Work in travel», parla di fragilità che possono emergere quando i giovani si trovano ad affrontare situazioni complesse, nelle quali sono richieste prontezza e capacità di problem solving. Tra i cambiamenti citati nel rapporto con il lavoro e con la vita quotidiana c’è anche il minore interesse verso la patente di guida, una scelta considerata in passato quasi scontata.
La psicologa Francesca Andronico osserva che le aziende avvertono sempre più spesso l’esigenza di introdurre competenze psicologiche nella gestione dei gruppi di lavoro. L’obiettivo sarebbe affrontare le situazioni più problematiche all’interno dei team e sostenere una generazione descritta come fortemente connessa attraverso il web, aiutandola a sviluppare una maggiore tolleranza alla frustrazione.
Le possibili soluzioni organizzative
Tra gli strumenti indicati durante il dibattito figurano riunioni periodiche di allineamento, la presenza di un manager dell’inclusione e una revisione dei modelli formativi. Vengono inoltre suggeriti percorsi di onboarding strutturati e il ricorso al reverse mentoring, attraverso cui la Generazione Z può apprendere dall’esperienza delle precedenti generazioni e, allo stesso tempo, trasferire nuove competenze, soprattutto in ambito digitale.
La direzione proposta è quella di superare gli approcci conflittuali e privilegiare dialogo, trasparenza e capacità di anticipare le esigenze dei lavoratori. Per il comparto alberghiero, la sfida consiste quindi nel rendere compatibili professionalità, crescita e conciliazione dei tempi, così da aumentare l’attrattività del settore agli occhi dei giovani.