Alaska Air Group, holding che comprende Alaska Airlines e Hawaiian Airlines, ha chiuso il terzo trimestre con ricavi in aumento del 14%, ma con una perdita netta di 147 milioni di dollari. Nello stesso periodo del 2025 il gruppo aveva registrato un utile di 73 milioni. Il fatturato è salito a 4,3 miliardi di dollari, sostenuto dalla domanda di viaggi, ma l’aumento dei costi operativi ha spinto la società a rivedere al ribasso le previsioni per il 2026.
Il principale fattore di pressione è stato il prezzo del carburante per aerei, arrivato a 3,94 dollari al gallone, oltre le stime iniziali. Per il quarto trimestre Alaska prevede una perdita rettificata compresa tra 2 e 2,50 dollari per azione, quasi il doppio rispetto alle attese degli analisti. Sull’intero 2026 la perdita dovrebbe invece attestarsi tra 5 e 5,50 dollari per azione. Il costo aggiuntivo del carburante rispetto ai piani originari è stimato in 1,8 miliardi di dollari nell’anno.
La spinta dei segmenti premium
I dati commerciali mostrano comunque una domanda ancora solida. Nel trimestre la capacità è cresciuta del 2,4%, mentre i ricavi unitari sono aumentati dell’11,7%. A settembre il rendimento medio dei biglietti ha segnato un incremento di circa il 17% su base annua. La crescita è stata trainata soprattutto dai segmenti premium e business: i ricavi premium sono saliti del 25%, superando il 36% del fatturato complessivo, mentre quelli legati ai contratti corporate hanno registrato un aumento del 30%.
In crescita del 21% anche i proventi in contanti del programma fedeltà, arrivati a 721 milioni di dollari. Nel complesso, le entrate generate al di fuori della cabina economica tradizionale rappresentano il 54% del totale. L’amministratore delegato Ben Minicucci ha indicato tra le priorità lo sviluppo dei comparti premium, internazionale e cargo, insieme al programma Atmos Rewards e agli investimenti nell’esperienza dei passeggeri, pur riconoscendo l’insoddisfazione del management per i risultati finanziari e per l’impatto del carburante.
Espansione internazionale e nuove cabine
La crescita del network internazionale resta uno degli assi strategici del gruppo, che punta a fare di Seattle un hub globale con almeno 15 destinazioni intercontinentali entro il 2030. Nel 2027 sono previsti nuovi voli diretti verso Parigi, Atene, Osaka e Papeete. I collegamenti per Osaka partiranno il 14 maggio 2027 con quattro frequenze settimanali, mentre quelli per Papeete, nella Polinesia francese, inizieranno l’11 giugno con tre frequenze. Entrambe le rotte saranno operate da Hawaiian Airlines con Airbus A330.
L’espansione segue l’avvio nel 2026 dei voli da Seattle verso Roma, Londra e Reykjavik, che hanno segnato l’ingresso di Alaska nel mercato europeo dei collegamenti a lungo raggio. Il gruppo intende inoltre aderire alle joint venture transatlantiche e transpacifiche dei partner globali dell’alleanza oneworld.
Alaska e Hawaiian stanno investendo anche nel prodotto di bordo. Sono state presentate Aurora e Leihōkū, due esperienze premium con suite, poltrone completamente reclinabili, check-in dedicato, concierge e un’offerta gastronomica potenziata. Dal 2028 è previsto il debutto di Premium Reserve, una classe premium economy destinata ai voli a lungo raggio e ad alcuni collegamenti transcontinentali.
Nel quarto trimestre la capacità dovrebbe aumentare tra l’1% e l’1,5%, soprattutto sulle rotte internazionali, mentre i ricavi unitari sono attesi in crescita a doppia cifra. La redditività resterà però sotto pressione: il costo medio del carburante è stimato tra 4,65 e 4,85 dollari al gallone, con un aggravio di circa 650 milioni di dollari rispetto ai piani iniziali del trimestre.