L’Italia resta una delle mete più apprezzate dai viaggiatori internazionali, ma la sua attrattività non è sufficiente a garantire risultati. Per trasformare l’interesse verso il Paese in un’offerta competitiva e sostenibile servono competenze, investimenti e un lavoro costante da parte degli operatori. È la conclusione della survey «L’Italia si vende da sola?», presentata da Fto, Federazione Turismo Organizzato di Confcommercio, durante il Ttg Travel Experience 2026.
Secondo l’indagine, il 52% delle imprese attive nell’incoming ha aumentato il fatturato nell’ultimo anno, mentre il 58% prevede un ulteriore miglioramento nei prossimi dodici mesi. Per il 60% degli intervistati, inoltre, l’attrattività dell’Italia è cresciuta negli ultimi cinque anni. Tra settembre 2025 e settembre 2026, il 46% delle aziende ha registrato un incremento dei ricavi compreso tra il 5% e il 20%; il 6% ha superato il 20%. Il 24% ha mantenuto una situazione stabile e un’analoga quota ha segnalato una flessione.
Le imprese incoming guardano ai mercati esteri
Le aspettative per il prossimo anno restano prevalentemente positive: il 38% degli operatori punta a consolidare i risultati, mentre soltanto il 4% prevede un andamento negativo. Gli Stati Uniti sono indicati come il principale mercato di riferimento dal 74% delle imprese. La crescita statunitense appare però in lieve rallentamento, pur mantenendo una dinamica migliore rispetto a quella osservata nei mercati del Medio Oriente e del Regno Unito.
In Europa emergono Germania, Belgio, Paesi Bassi, Polonia e Scandinavia. Francia e Spagna, invece, risultano sotto le aspettative degli operatori. Sul fronte delle destinazioni italiane, Sicilia e Puglia sono tra le aree più citate. Le città d’arte maggiormente esposte al sovraffollamento mostrano segnali di rallentamento, mentre borghi e aree interne sono le uniche tipologie per cui si prevede, seppure in misura contenuta, un aumento dell’interesse.
Costi, regole e sovraffollamento tra le criticità
Enogastronomia, attività outdoor e patrimonio culturale restano le principali motivazioni di viaggio. La survey rileva inoltre una crescita dell’interesse per il turismo delle radici, mentre risultano meno rilevanti i grandi eventi, lo shopping e il turismo spirituale.
Tra gli ostacoli indicati dalle imprese figurano la burocrazia e le regolamentazioni, segnalate dal 50% degli intervistati, e il costo dei servizi sul territorio, con la stessa percentuale. Seguono il sovraffollamento nei periodi di picco (46%), le difficoltà nel presidiare i mercati esteri (38%) e la carenza di personale qualificato (24%). Secondo Fto, questi fattori riducono la capacità degli operatori di investire e di sviluppare nuovi prodotti.
Nel confronto organizzato durante la presentazione, Th Group, Frigerio Viaggi e Venice Tours hanno illustrato strategie e modalità di costruzione e distribuzione dell’offerta italiana. Simone Nicolini ha descritto un modello basato sull’integrazione tra proposta alberghiera, servizi ed esperienze. Giorgio Mariani e Giuseppe Mattiazzo hanno portato le esperienze delle rispettive aziende nella valorizzazione e commercializzazione delle destinazioni nazionali.
Per Gabriele Milani, direttore nazionale di Fto, programmazione, gestione dei flussi, destagionalizzazione e sviluppo di nuove esperienze saranno decisivi per il futuro dell’incoming. L’obiettivo, secondo la federazione, è trasformare l’interesse internazionale per l’Italia in valore economico attraverso una filiera capace di organizzare e distribuire il prodotto turistico.