Itinerari caucasici

Armenia, viaggio tra monasteri, natura e tradizioni

Dalle pietre scolpite di Yerevan ai paesaggi del lago Sevan, un percorso tra cultura, fede e sapori locali

Armenia, viaggio tra monasteri, natura e tradizioni

Un filo di tufo attraversa il paesaggio dell’Armenia, cambiando colore e significato a seconda dei luoghi. Nella capitale Yerevan assume tonalità rosate, mentre nei complessi religiosi tra le montagne diventa più scuro e austero. A raccontare la storia del Paese sono anche i khachkar, le croci di pietra riconosciute dall’Unesco come Patrimonio dell’Umanità: stele scolpite a mano, con motivi floreali e simbolici, usate nei secoli come monumenti, segni di fondazione e presidi della memoria armena.

Il percorso comincia da Yerevan, ridisegnata negli anni Venti dall’architetto Alexander Tamanyan e conosciuta come la città rosa. Tra piazze, viali e locali, il punto più scenografico è la Cascade, una scalinata di oltre 500 gradini con terrazze, fontane e opere d’arte contemporanea. Alla base si trovano le sculture di Fernando Botero e Jaume Plensa, mentre all’interno il Cafesjian Center for the Arts ospita installazioni e lavori in vetro. Dall’alto lo sguardo raggiunge il Teatro dell’Opera e Piazza della Repubblica, sede del Museo di Storia dell’Armenia, dove è conservata anche la scarpa di Areni-1, un reperto di circa 5.500 anni.

Dal Parco della Vittoria, dominato dalla statua di Madre Armenia, si apre la vista sul monte Ararat, oggi oltre il confine turco ma centrale nell’immaginario nazionale. La cultura locale passa anche dalla musica e dalla cucina. Poco fuori dal centro, il maestro Karen Hakobyan realizza duduk in legno di albicocco, oltre a shvi e zampogne armene. A tavola, invece, trovano spazio piatti da condividere, ravioli mante, spiedini di pesce e il dolce gata.

Tra templi, gole e luoghi di fede

Lasciata la capitale, nella provincia di Kotayk si incontrano il tempio di Garni, costruito nel I secolo d.C. dal re Tiridate I, e la Sinfonia delle Pietre. Il primo è considerato l’unico edificio in stile ellenistico conservato nel Caucaso; la seconda si trova in fondo alla gola del fiume Azat, raggiungibile con un sentiero di circa un chilometro. Le pareti basaltiche, formate da una colata lavica raffreddata, compongono colonne naturali dai profili regolari.

La stessa area conserva il complesso rupestre di Geghard, il monastero della lancia, in gran parte scavato nella roccia. Gli ambienti del gavit e delle chiese sono caratterizzati da una luce tenue e da un’acustica particolarmente suggestiva. Nelle case-ristorante della zona si può assistere alla preparazione del lavash, il pane sottile cotto sulle pareti roventi del tonir e inserito dall’Unesco nel Patrimonio immateriale dell’Umanità.

Dai boschi del Tavush al lago Sevan

A nord, la regione di Tavush offre boschi di faggi e querce, sentieri e villaggi dalle architetture tradizionali. Dilijan, definita la Svizzera armena, è il punto di partenza per camminate nel Parco Nazionale e verso il lago Gosh. Tra percorsi escursionistici, trasferimenti in fuoristrada e soste gastronomiche in quota, l’area conduce anche ai monasteri di Goshavank e Haghartsin.

Il lago Sevan, a 1.905 metri di altitudine, è il grande bacino d’acqua dolce che gli armeni chiamano mare in montagna. Sulla sua penisola si trova Sevanavank, fondato nell’874 e raggiungibile attraverso una scalinata di oltre 200 gradini. Sulla riva resiste anche la Casa degli Scrittori del Sevan, esempio di modernismo sovietico. Il percorso si conclude verso sud, tra il monastero di Khor Virap e Echmiadzin, sede del Catholicos e cuore della Chiesa Apostolica Armena, le cui origini risalgono al 301 d.C.