Tra ghiacci e orsi

Alaska, il viaggio remoto conquista il turismo organizzato

Costi elevati, itinerari lunghi e nuove rotte marittime spingono la destinazione sui mercati internazionali

Alaska, il viaggio remoto conquista il turismo organizzato

La natura selvaggia dell’Alaska entra sempre più stabilmente nei cataloghi del turismo organizzato. La destinazione ha superato i 3 milioni di visitatori all’anno e, accanto alla programmazione dei tour operator, cresce il peso delle crociere. Un’evoluzione che sta ampliando l’interesse anche sul mercato italiano, pur in presenza di costi elevati e di una logistica complessa.

Un itinerario per pochi posti

Tra le aziende che hanno rafforzato l’offerta c’è Usa Experience, che quest’anno ha inserito tre nuovi itinerari tra partenze garantite e formule fly&drive. I percorsi toccano luoghi come il ghiacciaio Matanuska, il Wrangell-St. Elias, il Prince William Sound e il Denali.

La programmazione anticipata è considerata essenziale da Claudia Lazzari, agente di viaggi di Tuscialand, rientrata da un soggiorno di due settimane. La professionista descrive l’Alaska come un territorio di grandi spazi, con pochi abitanti e una natura difficile da restituire attraverso le immagini. Il fascino della destinazione, però, deve essere valutato insieme ai suoi limiti: si tratta di un viaggio per altospendenti, ma non necessariamente di lusso.

Il prezzo, spiega Lazzari, dipende soprattutto dalla scarsità dell’offerta, dalle distanze e dalla posizione remota. Chi sostiene una spesa elevata non trova quindi sempre servizi alberghieri o ristorativi dello stesso livello. Per un soggiorno completo di circa due settimane il budget può arrivare a 8-10mila euro a persona, anche senza scegliere strutture di fascia alta.

Il costo delle esperienze

Una parte consistente della spesa riguarda le attività. Molte aree non sono raggiungibili via strada e l’accesso passa spesso da piccoli aerei, idrovolanti ed elicotteri. Un’escursione in giornata alle Brooks Falls, nel Katmai National Park, per osservare gli orsi durante la pesca dei salmoni, può costare 1.500 dollari. Un volo in elicottero con atterraggio su un ghiacciaio arriva invece a circa 500 dollari.

Il valore del viaggio è legato soprattutto alla possibilità di raggiungere luoghi altrimenti difficili da visitare e di vivere esperienze come l’avvistamento di un grizzly, il sorvolo del Denali, una camminata su un ghiacciaio o la navigazione tra i fiordi. Per costruire un programma completo, due settimane sono considerate il minimo: secondo Lazzari, per affrontare il viaggio con ritmi più sostenibili servono 15-20 giorni.

La crescita della domanda emerge anche dal comparto crocieristico. Nel 2026 Msc Crociere ha debuttato in Alaska con Msc Poesia, posizionata a Seattle per itinerari di sette notti tra Ketchikan, Juneau, Icy Strait Point e i ghiacciai dell’Inside Passage. La compagnia ha già aperto le vendite per il 2028. Nello stesso anno Princess Cruises ha previsto otto navi sulla destinazione, mentre Royal Caribbean ha programmato quattro navi per il 2028, con partenze da Seattle, Vancouver e Seward.

La fascia alta del mercato sarà rappresentata nell’estate 2027 da Explora Journeys, che porterà Explora III in Alaska da maggio a settembre con attività dedicate a ghiacciai, whale watching, elicotteri e incontri con le comunità locali.

Restano centrali le difficoltà logistiche. Denali, Fairbanks, Valdez, Homer, Katmai, Seward e Juneau sono collegati da distanze considerevoli, disponibilità limitate e tempi di spostamento che incidono sulla costruzione dell’itinerario. È proprio questa combinazione di accessibilità ridotta e posti limitati a sostenere il valore percepito della destinazione: l’Alaska non può moltiplicare all’infinito hotel, strade e servizi senza modificare ciò che la rende diversa.