Dati europei

Guerra e digitale cambiano le scelte dei viaggiatori

Indagine PoliMi: ricettività e trasporti crescono, mentre arretra l’organizzato; l’intelligenza artificiale entra nella pianificazione.

Guerra e digitale cambiano le scelte dei viaggiatori

La situazione geopolitica sta modificando le abitudini di viaggio in Europa e incide soprattutto sul ricorso al turismo organizzato. Secondo una nuova indagine degli Osservatori del Politecnico di Milano, tra i viaggiatori di 15 Paesi europei, compresa l’Italia, la spesa per l’ospitalità raggiunge 40,7 miliardi di euro, in crescita del 5%, mentre quella per i trasporti arriva a 28,5 miliardi, con un aumento del 3%. L’unico comparto in calo è quello dei servizi organizzati, che arretra del 2%.

Il mercato italiano conferma comunque una buona capacità di tenuta. Nel 2026 la ricettività cresce del 5%, sostenuta dai flussi internazionali, aumentati del 4,8% tra gennaio e luglio, e dall’incremento dei prezzi del 4,4% tra gennaio e agosto. I trasporti avanzano del 3%, con dinamiche meno legate all’inflazione: nello stesso periodo i prezzi dei voli sono diminuiti del 6,1%, mentre il noleggio auto è cresciuto dello 0,3% e i trasporti via terra dell’1%.

E-commerce sempre più centrale

L’e-commerce rappresenta una componente decisiva della crescita. Nel comparto ricettivo pesa per il 59%, mentre nei trasporti raggiunge il 79%. Nell’ospitalità restano in equilibrio i canali diretti e quelli intermediati: i primi sono sostenuti dagli investimenti degli operatori indipendenti, i secondi dalla crescita delle prenotazioni nell’extra-alberghiero. Nei trasporti prevalgono invece nettamente gli acquisti diretti, grazie a un’offerta sempre più digitalizzata.

Il turismo organizzato si attesta a 6,4 miliardi di euro, con una flessione del 2%. I tour operator, sostenuti dalla domanda interna, rimangono quasi stabili a 3,5 miliardi, in calo dell’1%. Le agenzie di viaggi, più esposte all’outgoing, risentono maggiormente dell’instabilità politica e scendono a 5,2 miliardi, con una contrazione del 5%.

La ricerca evidenzia anche il peso crescente del contesto internazionale sulle decisioni personali. In media, il 52% degli intervistati dichiara di aver modificato le proprie scelte a causa della situazione geopolitica, soprattutto per la maggiore percezione del rischio e per la preoccupazione legata ai prezzi. In Italia il 37% ha evitato destinazioni ritenute pericolose, il 23% ha scelto mete più vicine e il 9% ha preferito prenotazioni con opzioni di cancellazione.

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Anche cambiamento climatico e sovraffollamento influenzano la selezione delle destinazioni. Un quarto dei viaggiatori considera il riscaldamento globale nelle proprie decisioni, mentre quasi la metà tiene conto dell’overtourism nella scelta dei luoghi da visitare. I valori sono particolarmente elevati in Portogallo, Italia e Grecia.

L’intelligenza artificiale entra intanto nella pianificazione dei viaggi. Il 42% dei viaggiatori dei Paesi analizzati ha utilizzato strumenti di Ai per attività legate all’organizzazione, con una quota del 61% in Grecia. In Italia la percentuale raggiunge il 44%, undici punti in più rispetto al 2025. Per il 90% degli italiani che la utilizzano, la tecnologia è utile o fondamentale, soprattutto per cercare informazioni e confrontare alternative.

Restano invece limitati gli impieghi per pagare o prenotare. L’utilizzo è più diffuso tra gli under 45 e raggiunge la frequenza maggiore nella fascia tra 25 e 54 anni. Dall’indagine emerge così un divario tra consumatori e filiera: i primi appaiono più pronti a usare l’Ai per pianificare e contenere i costi, mentre imprese e distribuzione devono ancora adeguare servizi e competenze. La conclusione degli osservatori è che non esiste un modello unico di viaggiatore: operatori e destinazioni dovranno offrire maggiore flessibilità e gestire i flussi in modo più efficace.