Il mercato dei viaggi rallenta, ma la voglia di partire resta. È quanto emerge dal nuovo Osservatorio di ASTOI Confindustria Viaggi, dedicato alle prenotazioni per il prossimo autunno-inverno. Tensioni geopolitiche, aumento del costo della vita, tariffe aeree e rincaro del Jet Fuel rendono più prudenti le decisioni d’acquisto, senza determinare una contrazione generalizzata della domanda. I viaggiatori cambiano piuttosto destinazione, tempi di prenotazione e composizione della vacanza, con maggiore attenzione a sicurezza, flessibilità e rapporto tra qualità e spesa.
Secondo l’analisi, il Turismo Organizzato italiano dovrebbe raggiungere a fine 2026 un valore complessivo di 11,3 miliardi di euro. Il Tour Operating pesa per 4,3 miliardi, contro i 4,5 miliardi dell’esercizio precedente. Nell’ambito del comparto, l’82% riguarda il prodotto outgoing e il 18% l’Italia. La spesa media per passeggero è di circa 1.600 euro, mentre le prenotazioni si concentrano agli estremi: aumentano sia quelle effettuate con largo anticipo sia quelle concluse negli ultimi 30 giorni, a fronte di una riduzione degli ordini tra 90 e 30 giorni dalla partenza.
Ricavi in calo, ma la domanda si riorganizza
Per il periodo autunno-inverno l’Osservatorio rileva una diminuzione dei ricavi del 4,1% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Il dato riflette la cautela legata allo scenario internazionale, alla riduzione del potere d’acquisto e alla pressione esercitata dai costi energetici sulle tariffe aeree e sui prezzi dei viaggi. Il confronto, inoltre, avviene con una stagione precedente particolarmente sostenuta e caratterizzata da prenotazioni avviate con largo anticipo. Le indicazioni sui primi mesi del 2027 mostrano comunque segnali di graduale miglioramento.
Il comportamento dei viaggiatori evidenzia una forte capacità di adattamento. Se una meta viene percepita come meno sicura, la scelta può spostarsi verso altre aree oppure la conferma viene rinviata a ridosso della partenza. Quando il problema è il budget, prevale la rimodulazione: si interviene sulla durata del soggiorno, sulla categoria dei servizi o sul numero delle esperienze, invece di rinunciare del tutto. I prezzi risultano mediamente più alti dell’8%, ma contano anche qualità, semplicità organizzativa, garanzie, assistenza e coperture assicurative.
Sud America ed Europa tra le aree in crescita
La redistribuzione della domanda è evidente nella geografia dei viaggi. Il Sud America cresce del 14,5%, sostenuto dall’interesse per Argentina, Brasile, Perù e Colombia. L’Europa registra un aumento del 5,5%, con particolare interesse per il Nord Europa, inclusi Finlandia e Norvegia. Caraibi, Oriente, Oceania e Oceano Indiano restano sostanzialmente stabili. Thailandia e Giappone confermano il loro appeal, mentre la Cina mostra un rinnovato interesse.
L’Egitto mantiene una domanda significativa, nonostante il dato complessivo del Nord Africa segni un calo del 4,3%. Sharm el Sheikh e Marsa Alam restano centrali per il prodotto balneare, insieme a Cairo e alle crociere sul Nilo. La flessione più marcata interessa invece il Medio Oriente, in calo del 73%, mentre arretrano anche Nord America (-15,4%) e Sud Africa (-13,1%). Le variazioni riflettono l’impatto delle tensioni internazionali, l’accessibilità e la percezione di sicurezza.
L’Osservatorio segnala infine un cambiamento nelle motivazioni di scelta. La vacanza viene valutata sempre meno soltanto in base alla destinazione e sempre più per ciò che consente di vivere: esperienze autentiche, contatto con culture e territori, benessere, sport, ritmi più lenti e luoghi meno frequentati. Tecnologia e intelligenza artificiale assumono un ruolo crescente nella ricerca, mentre ASTOI sottolinea l’importanza della consulenza professionale per verificare la fattibilità degli itinerari e garantire assistenza prima, durante e dopo la partenza.