La Commissione europea conferma la linea sugli affitti brevi e presenta il testo dell’Affordable Housing Act, il provvedimento destinato a fornire alle amministrazioni locali nuovi strumenti per intervenire sulle locazioni turistiche. La proposta, illustrata dal commissario Ue all’Edilizia abitativa Dan Jorgensen insieme alla vicepresidente della Commissione Teresa Ribera, dovrà ora essere esaminata dal Parlamento europeo e dal Consiglio prima dell’approvazione definitiva.
Tra le novità del testo finale rientra anche la possibilità di intervenire sulle case vuote. Il punto centrale resta la definizione delle aree considerate «sotto stress abitativo», individuate sulla base di indicatori che segnalano condizioni difficili per i residenti. In questi territori Comuni e Regioni potranno adottare misure per limitare le locazioni turistiche e contrastare gli squilibri del mercato, come già avvenuto a Firenze e Bologna.
Le restrizioni potranno avere una durata massima di cinque anni, con la possibilità di proroga se la situazione dell’area non dovesse migliorare. Le autorità locali potranno inoltre disincentivare gli immobili inutilizzati attraverso limitazioni alla locazione o alla compravendita. Tali misure non potranno però riguardare abitazioni lasciate vuote per ragioni di studio, lavoro o salute. Ribera ha precisato che Bruxelles non impone obblighi: la decisione di intervenire e la scelta degli strumenti resteranno di competenza delle autorità nazionali e locali.
Le reazioni in Italia
Il provvedimento ha suscitato posizioni contrapposte. Il vicepresidente del Senato Gian Marco Centinaio lo considera un attacco alla proprietà privata e sostiene che vietare le locazioni brevi in modo indiscriminato non risolverebbe l’emergenza abitativa. Di segno opposto il giudizio di Elisabetta Fabri, presidente di Confindustria Alberghi, che ha accolto con favore la possibilità di garantire ai Comuni un quadro normativo comune e parametri oggettivi per individuare le zone in difficoltà, chiedendo però di evitare vincoli ingiustificati sulla proprietà.
Critiche arrivano da Confedilizia. Il presidente Giorgio Spaziani Testa contesta l’ipotesi di attribuire ad autorità non meglio precisate il potere di limitare compravendite e locazioni, richiamando i principi di sussidiarietà, libertà contrattuale e diritto di proprietà. Anche Aigab, attraverso il presidente Marco Celani, sostiene che la proposta rischi di limitare i diritti delle famiglie senza aumentare in modo significativo l’offerta abitativa né migliorarne l’accessibilità.
Aigo Confesercenti ha chiesto al ministro del Turismo Gianmarco Mazzi un confronto sulla posizione italiana. L’associazione condivide l’obiettivo di affrontare la crisi abitativa, ma ritiene necessario basare ogni intervento su dati affidabili e sulle condizioni dei singoli territori. Secondo il presidente Claudio Cuomo, occorre distinguere tra strutture extralberghiere, locazioni turistiche, attività occasionali e abusivismo, evitando di considerare automaticamente gli affitti brevi come la causa della carenza di alloggi.
Crescita e digitalizzazione
Nel frattempo, il comparto dell’ospitalità extralberghiera continua a crescere. Nel primo trimestre del 2026, secondo Istat, ha superato 6,9 milioni di arrivi e raggiunto 25,3 milioni di presenze, con un incremento del 14,7% su base annua, contro il 3,9% del settore alberghiero. Nel 2024 erano quasi 317mila gli alloggi privati gestiti in forma non imprenditoriale, per circa 1,5 milioni di posti letto.
La progressiva professionalizzazione del mercato emerge anche dai dati Aigab: a giugno 2026 circa 492mila seconde case risultavano inserite nel circuito del vacation rental e circa 123mila erano gestite da aziende specializzate. Tra il 2018 e il 2024 le notti prenotate in Italia sulle principali piattaforme online sono quasi raddoppiate, passando da 66 a 127 milioni. Nel 2025 il Paese ha raggiunto 139 milioni di pernottamenti intermediati da Airbnb, Booking ed Expedia, confermandosi il terzo mercato europeo.
La diffusione della Banca Dati nazionale delle Strutture Ricettive e del Codice Identificativo Nazionale ha rafforzato la tracciabilità del comparto. Resta però una distanza tra la semplicità della prenotazione digitale e la gestione delle attività successive, come check-in, identificazione degli ospiti, accessi e adempimenti amministrativi.