L’estate 2026 restituisce l’immagine di una montagna italiana attrattiva, con flussi turistici complessivamente positivi ma anche con diverse criticità da affrontare. È quanto emerge dall’analisi Uncem, realizzata tra agosto e settembre attraverso un sondaggio pubblico sulla stagione estiva nelle Alpi e negli Appennini. L’indagine non si limita a misurare gli arrivi, ma prende in esame il rapporto tra turismo, servizi, investimenti, identità e vita quotidiana delle comunità.
Il 64,1% dei partecipanti vive prevalentemente in un Comune montano, mentre il 35,9% risiede in un Comune non montano. La qualità complessiva dei mesi di giugno, luglio e agosto riceve una valutazione alta o molto alta dal 62,7% degli intervistati: il 43,9% assegna un voto pari a 4 e il 18,8% il massimo, 5. Il 25% indica invece 3, mentre l’8,3% dà 2 e il 3,9% esprime il giudizio più basso.
Presenze in crescita nelle valli
Il 47,8% ritiene che negli ultimi mesi ci siano stati più flussi turistici rispetto alle estati precedenti; il 41,2% non rileva aumenti e l’11% non sa esprimersi. Nei Comuni montani e nelle valli la percezione è più favorevole: il 63,2% segnala una crescita di arrivi e presenze, contro il 23,6% che non la registra e il 13,2% che non è in grado di valutare il fenomeno.
Indicazioni prevalentemente positive arrivano anche dagli operatori. Il 53,6% degli intervistati riferisce giudizi favorevoli raccolti da hotel, strutture ricettive, campeggi e ristoranti; il 19,9% segnala valutazioni negative e il 26,5% non dispone di elementi sufficienti per un confronto. Il 73,1% considera il proprio territorio dotato di una buona vocazione turistica, mentre il 65,4% ritiene importante il lavoro con tour operator, destination manager e operatori specializzati per raggiungere mercati diversi da quelli tradizionali.
Ambiente e servizi tra le priorità
Il principale motivo di scelta della montagna è indicato in paesaggio, ambiente e clima, citati dall’82,4% dei partecipanti. Seguono manifestazioni ed eventi, al 45,6%, relax e silenzio, al 44%, quindi enogastronomia e sci e sport invernali, entrambi al 37,9%. Monumenti, storia e cultura raggiungono il 33%, mentre le iniziative sportive si fermano al 28,6%.
Per rafforzare l’offerta, il 50,6% chiede una maggiore collaborazione tra associazioni locali, amministrazioni comunali e imprese. Il 42,2% indica la necessità di strutture ricettive più moderne e accoglienti, il 41,7% una migliore cura dei versanti e il 33,9% strade più sicure e curate. Più promozione e comunicazione sono richieste dal 32,8%. Resta prudente il quadro degli investimenti: il 22,7% segnala operatori pronti a investire, mentre il 18,2% riferisce di imprese interessate ma prive delle risorse necessarie; il 40,3% non dispone di informazioni sufficienti.
Il sondaggio ridimensiona inoltre una lettura uniforme dell’overtourism montano. Il 54,7% non rileva problemi di presenze eccessive nel proprio territorio, contro il 38,7% che considera il fenomeno presente. Quanto agli strumenti per regolare eventuali flussi, solo il 27,9% risponde positivamente; il 49,7% dice che non esistono e il 22,3% non sa rispondere.
Per il presidente Uncem Marco Bussone, il successo non può essere misurato soltanto dal numero di arrivi, ma anche dal valore che resta nelle valli, dalla crescita delle imprese, dal rafforzamento dei servizi e dall’occupazione generata. La sfida, ha sottolineato, è trasformare i flussi in economie territoriali, cura del paesaggio e capacità di mantenere vive le comunità durante tutto l’anno, insieme ad agricoltura, gestione forestale e servizi.