Il caro carburante spinge Ryanair a rivedere il programma della prossima stagione fredda. La compagnia irlandese prevede di tagliare circa 10.000 collegamenti tra novembre e marzo, con possibili conseguenze anche per alcune rotte da e verso gli aeroporti italiani. La riduzione dell’offerta potrebbe tradursi in un aumento delle tariffe aeree, soprattutto se i prezzi del petrolio resteranno elevati fino all’estate del 2027.
Il vettore ha inoltre corretto al ribasso le previsioni per l’anno fiscale 2027: la stima dei passeggeri è scesa da 216 a 214 milioni. La decisione sui collegamenti invernali arriva in una fase dell’anno in cui il traffico europeo tende a diminuire strutturalmente e le rotte meno redditizie rischiano di non coprire nemmeno i costi variabili.
Il peso del jet fuel
Alla base della scelta c’è soprattutto l’esposizione ai prezzi di mercato del carburante per l’aviazione. Ryanair ha coperto circa l’80% del fabbisogno fino a marzo 2027 a un prezzo vicino ai 67 dollari al barile, mentre il restante 20% deve essere acquistato ai valori correnti, indicati intorno ai 140 dollari.
Il Belgio è il primo Paese coinvolto dagli interventi: a luglio sono stati ritirati cinque aerei dalla base di Charleroi e il programma di Bruxelles ha perso circa due milioni di posti. La compagnia punta così a contenere le perdite della stagione fredda, stimate tra i 70 e i 100 milioni di euro. Nell’ultima fase invernale il rosso complessivo aveva raggiunto 600 milioni di euro.
Possibili riduzioni riguardano anche alcuni scali italiani. In base all’andamento registrato tra novembre 2025 e marzo 2026, diversi collegamenti tra Roma Ciampino, Bergamo, Milano Malpensa, Venezia e Londra Stansted avrebbero accumulato perdite nette comprese tra 2,7 e 4,7 milioni di euro. Tra le tratte considerate a rischio figurano anche Bari-Weeze e Roma-Gran Canaria, caratterizzate da margini negativi.
Agosto in crescita, ma con cancellazioni
La stretta sul periodo invernale arriva dopo un agosto positivo per Ryanair. La compagnia ha trasportato 22,2 milioni di passeggeri, il 6% in più rispetto ai 21 milioni dello stesso mese del 2025, mantenendo il fattore di riempimento al 96%. I voli operati sono stati oltre 120.500.
Più di 400 collegamenti sono però stati cancellati a causa delle eruzioni dell’Etna e della conseguente chiusura temporanea dell’aeroporto di Catania. Tra voli soppressi e dirottamenti su altri scali, l’evento ha coinvolto quasi 500.000 persone. Nello stesso mese, il jet fuel nell’Europa nord-occidentale ha raggiunto una media di quasi 1.300 dollari a tonnellata, con un aumento annuo di circa l’80%.
Se i prezzi resteranno su questi livelli, l’acquisto del carburante necessario per il 2027 e il 2028 potrebbe diventare economicamente insostenibile per molte compagnie europee. I vettori si troverebbero quindi davanti a due alternative: trasferire i costi aggiuntivi sui biglietti oppure ridurre ulteriormente l’offerta.