Flussi esteri

Crollano gli arrivi internazionali a Cuba

Tra gennaio e luglio registrati 419.863 ingressi: pesa anche il ridimensionamento dell’offerta alberghiera

Crollano gli arrivi internazionali a Cuba

Cuba ha accolto 419.863 visitatori internazionali tra gennaio e luglio 2026, secondo i dati dell’Ufficio nazionale di statistica e informazione. Il dato segna una diminuzione del 62,8% rispetto agli 1.128.831 arrivi registrati nello stesso periodo del 2025.

La contrazione prosegue una tendenza già emersa lo scorso anno. Nel 2025 i visitatori stranieri erano stati 1.810.663, circa il 18% in meno rispetto al 2024, quando gli ingressi avevano raggiunto quota 2,2 milioni. Nel 2023 erano stati circa 2,4 milioni. I livelli restano molto lontani da quelli precedenti alla pandemia: nel 2019 l’isola aveva superato i 4,2 milioni di visitatori internazionali, mentre nel 2018 aveva toccato circa 4,6 milioni. Il turismo rappresenta storicamente una delle principali fonti di valuta estera per il Paese, con entrate annuali stimate dalle autorità cubane in circa 3 miliardi di dollari.

I principali mercati di provenienza

Nei primi sette mesi dell’anno il Canada si è confermato il principale mercato per il turismo cubano, con 127.645 visitatori, contro i circa 478.000 dello stesso periodo del 2025. I cubani residenti all’estero hanno generato 88.525 visite, in calo rispetto alle 140.546 dell’anno precedente.

Diminuiscono anche gli arrivi dagli Stati Uniti, scesi a 37.351 rispetto ai circa 77.200 del 2025. La Russia ha registrato 21.374 visitatori, mentre il Messico si è fermato a 19.828.

Hotel e collegamenti sotto pressione

La riduzione dei flussi si è accompagnata a profondi cambiamenti nel comparto alberghiero. A fine luglio il governo ha comunicato che sette catene internazionali avevano lasciato Cuba, dopo aver gestito in precedenza il 46% delle camere disponibili. Tra gli operatori che hanno sospeso o ridotto le attività figurano Meliá Hotels International, Iberostar, Barceló, Blue Diamond Resorts, Archipelago International, Atg e Royalton.

Il 24 luglio Meliá ha completato il ritiro dall’isola, concludendo la gestione delle proprietà rimaste dopo una precedente riduzione del portafoglio. Il gruppo spagnolo, presente a Cuba dal 1990, gestiva 34 hotel. Nel corso del 2026 anche Iberostar e Barceló hanno cessato le attività alberghiere, mentre Royalton ha ridotto o sospeso parte delle proprie operazioni.

Secondo quanto dichiarato a fine luglio dal primo ministro Manuel Marrero all’Assemblea nazionale, il 73% delle strutture alberghiere del Paese era chiuso e circa 25.000 addetti risultavano privi di una normale attività lavorativa. Il tasso medio di occupazione degli hotel era già sceso al 18,9% nel 2025, oltre quattro punti percentuali in meno rispetto all’anno precedente.

Nel 2026 la connettività internazionale è stata inoltre condizionata dalla carenza di carburante per gli aerei e dal mutamento delle condizioni operative. World2Fly, Air France, Turkish Airlines, Iberia e Air Canada hanno sospeso o ridotto i collegamenti con l’isola in diversi momenti dell’anno.

A giugno è arrivata un’ulteriore difficoltà per i visitatori: le transazioni con Visa e Mastercard hanno cessato di funzionare a Cuba. Sono rimasti disponibili contanti, carte prepagate cubane e carte internazionali Mir e UnionPay. Per reagire al ritiro degli operatori stranieri, il governo ha annunciato nuove forme di partecipazione privata nella gestione degli hotel, nel noleggio auto e nel trasporto passeggeri, accompagnate da un’imposta dell’1% sulle imprese coinvolte.