Il Porto di Civitavecchia sta vivendo un periodo di crescita straordinaria, con oltre 3,5 milioni di crocieristi movimentati nell’ultimo anno, posizionandosi come uno dei principali poli europei nel traffico crocieristico. Tuttavia, la città non sembra trarre vantaggio da questo sviluppo in termini di indotto economico.
Secondo i dati forniti da Ascom-Confcommercio, il numero di imprese e pubblici esercizi nella provincia di Civitavecchia è diminuito di 110 unità negli ultimi dieci anni, registrando un calo del 12% rispetto al 2014. Questa situazione solleva interrogativi sulla capacità della città di capitalizzare il flusso turistico generato dalle crociere.
Tullio Nunzi, dirigente di Confcommercio, ha analizzato la situazione, evidenziando che, nonostante il trend positivo del turismo crocieristico dal 2012, Civitavecchia non ha beneficiato di questa evoluzione. La mancanza di investimenti in infrastrutture come la stazione ferroviaria, i trasporti e il decoro urbano ha contribuito a questa stagnazione. “Le crociere portano ricchezza, ma questa rimane all’interno del porto, o meglio a bordo delle navi, perché chi scende non spende”, ha commentato Nunzi.
Questa analisi sottolinea la necessità di promuovere gli Stati Generali del Turismo, coinvolgendo i principali attori del settore per affrontare la “desertificazione commerciale” di Civitavecchia e rilanciare un piano strategico per la rinascita turistica della città. È una contraddizione che una località con un potenziale così elevato nel settore crocieristico stia affrontando un deficit economico a causa della sua incapacità di attrarre e sfruttare i flussi turistici.