Impegno civile

Stefania Auci: «Per capire le radici bisogna conoscere il mondo»

La scrittrice racconta il legame con l’isola, il lavoro nelle scuole e il sostegno alla biblioteca di Niscemi.

Stefania Auci: «Per capire le radici bisogna conoscere il mondo»

«La vita è fatta di giri immensi che poi ritornano». Stefania Auci affida a questa frase il senso del proprio percorso personale e letterario: partire, confrontarsi con realtà diverse e poi tornare alle proprie origini. Siciliana, nata a Trapani e residente a Palermo, l’autrice rivendica con orgoglio il legame con la sua terra, senza nasconderne le difficoltà e le contraddizioni.

Laureata in legge a Palermo, Auci ha lavorato per circa un anno e mezzo come cancelliere al Tribunale di Firenze, prima di rientrare in Sicilia per motivi familiari. Oggi insegna sostegno. La notorietà è arrivata nel 2019 con I leoni di Sicilia, il romanzo dedicato alla famiglia Florio, che ha superato le 650.000 copie vendute ed è stato trasformato nel 2023 in una serie televisiva Disney+. Il secondo volume, L’inverno dei leoni, ha vinto il Premio Bancarella nel 2022. Con L’alba dei leoni, pubblicato nel gennaio 2026, la saga torna alle origini calabresi della dinastia palermitana.

La biblioteca di Niscemi e il movimento degli Olmi

L’impegno della scrittrice non si limita ai libri. Dopo l’appello lanciato per salvare la biblioteca Angelo Marsiano di Niscemi, minacciata dalla frana che ha colpito la cittadina siciliana a gennaio, Auci è entrata nel movimento degli Olmi. Il collettivo riunisce più di 40 autori, autrici, giornaliste e giornalisti impegnati nella tutela delle biblioteche e della memoria dei territori.

Il 25 luglio, nel Tempio di Hera del Parco Archeologico di Selinunte, le è stato assegnato il premio «Mamma Olmo», durante la finale della seconda edizione del Premio Mandrarossa. La manifestazione ha sostenuto la biblioteca di Niscemi, donando una copia delle opere candidate nella sezione narrativa. Tra le prossime iniziative del movimento figurano un’antologia sulle biblioteche siciliane, pubblicata da Kalós, e una serie di incontri dedicati agli autori dell’isola dimenticati o poco conosciuti.

Nel rapporto con i luoghi, Auci distingue le diverse componenti della propria storia. Ha vissuto a Cosenza dal 2002 al 2005 e conserva legami familiari con la Calabria, ma preferisce proteggere la propria sfera privata. Trapani resta invece la città che può chiamare casa, mentre la vita quotidiana si divide tra Trapani e Palermo. Tra i paesaggi che più la ispirano cita le Madonie, Favignana, Ustica e Stromboli: luoghi raccolti, soprattutto isole, nei quali dice di sentirsi pienamente a proprio agio.

Anche il giudizio sugli Stati Uniti è ambivalente. Da una parte c’è la meraviglia per la natura, con il parco nazionale di Yosemite indicato come uno dei luoghi più belli mai visitati; dall’altra, la preoccupazione per la povertà osservata nelle metropoli di New York, Los Angeles e San Francisco, dove ha visto persone vivere in condizioni estreme e ragazzi vittime degli oppioidi.

Scuola, famiglia e nuovi percorsi

La scelta di lasciare il lavoro a Firenze è stata legata alla famiglia e al desiderio di restare accanto ai figli, allora molto piccoli. Dell’esperienza nella scuola Auci parla con serenità: è un ambiente nel quale emergono le disuguaglianze legate al quartiere di nascita, alle difficoltà economiche e alla povertà educativa. Per questo, a una giovane autrice consiglierebbe di partire e conoscere il mondo prima di tornare alle proprie radici.

La conclusione della saga dei Florio, però, non rappresenta per lei un punto d’arrivo. Auci dice di non sentirsi capace di fermarsi: considera ogni libro un passaggio e ogni spostamento un’occasione per arricchirsi, trovare energia e mettersi alla prova. Il viaggio, nella sua visione, non cancella l’appartenenza, ma contribuisce a comprenderla.