Intervista artistica

Mario Pirovano, custode dell’eredità di Fo e Rame

Dal sodalizio con i due maestri ai palcoscenici internazionali, il racconto di una carriera tra traduzione, recitazione e memoria.

Mario Pirovano, custode dell’eredità di Fo e Rame

Per Mario Pirovano i luoghi sono spazi di incontro e trasformazione. Nato a Pregnana Milanese, a 24 anni si trasferì in Inghilterra in cerca di lavoro. Nel 1983, al Riverside Studios, assistette a una rappresentazione di Mistero Buffo e incontrò Dario Fo e Franca Rame. Quell’incontro, nato dal desiderio di ringraziare i due artisti per il loro impegno nel teatro di denuncia sociale, cambiò il corso della sua vita.

Prima dello spettacolo, Pirovano intervenne come interprete in una discussione tra Fo e alcuni giovani londinesi che gli chiedevano di annunciare dal palco una manifestazione contro la presenza delle truppe britanniche in Irlanda del Nord. Da quel momento iniziò una collaborazione destinata a durare decenni. Pirovano divenne prima traduttore e accompagnatore della compagnia, poi attore, dopo un lungo apprendistato accanto ai due protagonisti del teatro italiano.

Nel 1991, improvvisando un monologo da Mistero Buffo davanti a un gruppo di giovani, scoprì di poter interpretare quei testi. Da allora ha portato in scena l’opera di Fo e Rame anche in inglese e spagnolo, diventandone uno dei principali interpreti e divulgatori. Oggi vive a Gubbio, vicino alla Libera Università di Alcatraz, fondata da Jacopo Fo e luogo centrale della sua formazione. Il 30 settembre tornerà in scena con Lu Santo Jullare Francesco, nel quadro delle celebrazioni per l’ottavo centenario della morte di San Francesco e per il centenario della nascita di Dario Fo.

Un apprendistato tra palco e traduzione

Secondo Pirovano, la Libera Università di Alcatraz, tra Gubbio e Perugia, è il luogo più importante della sua esperienza professionale. Per 25 anni ha fatto la spola tra Milano e l’Umbria insieme a Fo e Rame, imparando a considerare il teatro come uno strumento di libertà creativa. Dopo l’incontro londinese, Franca Rame gli propose di entrare nella compagnia. Pirovano accettò e si trasferì a Milano, dove visse per vent’anni nella casa dei due artisti.

L’esperienza all’estero gli insegnò a modulare linguaggio e ritmo in base al pubblico. Gli spettacoli di Fo e Rame arrivavano in Paesi molto diversi grazie alla gestualità, alla mimica e al carisma dell’attore, ma la traduzione richiedeva un lavoro specifico: non bastava scegliere parole corrette, era necessario conservare suoni, pause, tempi comici e capacità di coinvolgimento. Anche i riferimenti culturali e religiosi potevano diventare difficili da trasferire, come accadde in Olanda.

Dopo la scomparsa di Fo e Rame, Pirovano ha continuato a lavorare sulla loro eredità attraverso laboratori nelle scuole, corsi e rappresentazioni. Per lui mantenere vivi testi come Mistero Buffo significa collegare situazioni antiche a temi ancora presenti, dall’ingiustizia alla guerra, fino all’ipocrisia del potere.

Tra i momenti più significativi della sua carriera cita il ritorno al Riverside Studios nel 2002, con la prima versione inglese di Johan Padan a la descoverta de le Americhe. L’anno successivo lo stesso spettacolo fu rappresentato a Melbourne, mentre a Edimburgo debuttò in inglese con Lu Santo Jullare Francesco. Il suo cosiddetto broken English, racconta, divenne un espediente per avvicinare il pubblico al linguaggio teatrale di Fo.

Il viaggio più avventuroso, però, resta quello compiuto a 17 anni in bicicletta da Pregnana Milanese a Ravellino, sulle montagne sopra Lecco, senza denaro e insieme a un amico. Un’esperienza rimasta tra i suoi ricordi più cari e, allo stesso tempo, una sfida all’insegnamento paterno secondo cui senza soldi non si può andare lontano.