Viaggio culturale

Kistefos, il museo nella foresta tra arte e natura

Sculture, architetture e installazioni trasformano un antico sito industriale norvegese in un percorso immerso nel paesaggio.

Kistefos, il museo nella foresta tra arte e natura

A circa cento chilometri da Oslo, Kistefos riunisce arte contemporanea, natura e archeologia industriale in un percorso immerso nella foresta. Il complesso si sviluppa lungo il fiume Randselva e comprende oltre 50 sculture e installazioni site specific, realizzate da artisti internazionali come Yayoi Kusama, Olafur Eliasson, Anish Kapoor, Fernando Botero, Jeppe Hein e Tony Cragg.

Il sito è raggiungibile anche con un autobus dedicato, che parte nei pressi della stazione centrale di Oslo e arriva a destinazione in circa un’ora. Il tragitto prevede una sosta facoltativa alla Hadeland Glassverk, manifattura di vetri di design inserita in un villaggio con outlet. Il percorso, tuttavia, può essere affrontato direttamente fino a Kistefos, dove il rapporto tra opere e ambiente rappresenta il principale motivo della visita.

Arte e memoria industriale lungo il fiume

Il parco è nato per iniziativa dell’imprenditore e collezionista norvegese Christen Sveaas. La sua famiglia possedeva una cartiera, oggi dismessa e visitabile come testimonianza di archeologia industriale. L’acqua che un tempo alimentava la fabbrica scorre ancora nell’area e, nei pressi di una piccola cascata, attraversa l’occhio di bronzo dell’opera di Marc Quinn, intitolata All of nature flows through us iride. L’iride raffigurata è quella dello stesso Sveaas e richiama il tema della responsabilità verso l’ambiente.

Tra le opere più riconoscibili c’è Shine of Life di Yayoi Kusama, una struttura dai tentacoli rossi ricoperti di pois bianchi che emerge dall’acqua. È indicata come la più grande scultura dell’artista giapponese nel Nord Europa. Poco distante, S Curve di Anish Kapoor riflette la vegetazione circostante attraverso una superficie metallica lucida collocata su un isolotto artificiale del fiume.

Il primo incontro con il parco, però, avviene lungo la riva del Randselva, davanti a The Twist. Progettata dallo studio danese Bjarke Ingels Group, la struttura è insieme galleria d’arte, ponte e passaggio nella foresta. L’edificio, bianco e curvilineo, ruota con una torsione di 90 gradi e ospita mostre, ma anche senza esposizioni conserva un forte interesse architettonico per la luce e gli spazi interni.

Un percorso tra sculture e paesaggio

Oltre The Twist, il cammino prosegue tra abeti, betulle, muschi e felci. Lungo il tragitto si incontrano una scultura di Fernando Botero, Viewing Machine di Olafur Eliasson e Castor&Pollux di Tony Cragg, realizzata in vetroresina gialla. Le opere non sono raccolte in un unico spazio espositivo: si susseguono nella vegetazione e invitano a osservare il paesaggio da prospettive differenti.

Il percorso comprende anche Path of Silence di Jeppe Hein, un labirinto formato da 460 colonne d’acciaio lucidate, nelle quali si riflettono il bosco e il cielo. Il nome dell’installazione contrasta con l’esperienza dei visitatori, soprattutto dei bambini, le cui risate accompagnano il tragitto fino a una fontana che spruzza acqua.

In un prato vicino al fiume si trova Octopus, il polpo in bronzo dai numerosi tentacoli di Bjarne Melgaard, artista norvegese che vive a New York e si è ispirato ai fumetti. Un’altra installazione monumentale è The Ball di Ilya Kabakov: su una collina rocciosa alta 7,5 metri, tre figure cercano di spingere verso l’alto una grande sfera. La vegetazione che invade l’opera rafforza il contrasto tra il tentativo umano di dominare la natura e la sua forza di riprendersi gli spazi.