Lampi e bagliori sinistri tornano a illuminare le notti del Medio Oriente, mentre l’eco delle sirene si propaga per chilometri. Il cannone ricomincia a tuonare e le porte dello Stretto di Hormuz si chiudono nuovamente, rendendo la notte ancora più buia in Qatar, che ha appena perso il suo deus ex machina, l’ex emiro Hamad bin Khalifa Al Thani, deceduto in queste ore.
Il Golfo ripiomba nell’incubo proprio quando sembrava sul punto di svanire e i vari Paesi stavano allentando il warning, con i flussi turistici che davano forti segnali di risveglio dopo una lunga fase di impasse. Gli Emirati Arabi Uniti, in particolare, si stavano rialzando, desiderosi di riprendersi il titolo di meta di punta del turismo internazionale, mentre Dubai e Abu Dhabi si liberavano dell’etichetta di mete “poco sicure”. Tuttavia, la nuova escalation del conflitto ha rimesso tutto in discussione.
Situazione attuale e impatti sul turismo
La ripresa del conflitto ha comportato l’immediata chiusura di Hormuz da parte di Teheran, in risposta a tre ondate di attacchi americani su 140 obiettivi in Iran, dopo che la Marina della repubblica islamica ha colpito almeno due navi commerciali nello Stretto. La situazione turistica è attualmente molto fluida, con l’escalation militare delle ultime 24-48 ore che ha avuto effetti immediati sul traffico aereo. Il turismo, invece, sta subendo un impatto più graduale, legato all’incertezza e alle modifiche operative delle compagnie aeree.
Nonostante tutto, gli hub principali del Golfo rimangono operativi. L’aeroporto di Dubai registra ritardi e modifiche di programma, ma Emirates continua a operare gran parte del network, adattando continuamente le rotte. Anche Abu Dhabi è aperta e Etihad mantiene i collegamenti internazionali, sebbene alcuni voli vengano ripianificati. A Doha, Qatar Airways continua a operare, sebbene con possibili ritardi. In Bahrain, l’operatività è ridotta a seconda dell’evoluzione della situazione militare, mentre il Kuwait risente maggiormente del conflitto, con maggiori limitazioni rispetto agli altri hub.
La perdita di un leader visionario
Il Qatar ha perso il suo padre putativo, l’ex emiro Al Thani, che ha trasformato il gas liquido in una liquidità finanziaria senza precedenti. A 74 anni, Hamad bin Khalifa Al Thani è stato l’artefice della straordinaria ascesa di un piccolo Stato del Golfo ricco di risorse energetiche. Le cause del decesso rimangono sconosciute, ma sono avvenute in concomitanza con la ripresa dell’escalation militare nell’area.
Rompendo la tradizione, nel 2013 Al Thani aveva lasciato il trono al figlio, Tamim bin Hamad Al Thani, dopo 18 anni di regno, durante i quali il Qatar è diventato uno dei Paesi più ricchi del mondo per Pil pro capite. Ha acquisito asset di rilievo, come i grandi magazzini Harrods di Londra, e ha creato l’emittente satellitare Al Jazeera nel 1996. La sua visione ha permesso al Qatar di sfruttare enormi riserve di gas naturale, aumentando l’estrazione e l’esportazione e utilizzando i proventi per investimenti e programmi di sviluppo.
Oggi, l’influenza dell’emirato si estende dal Nord Africa all’Afghanistan, anche se i suoi alleati regionali e occidentali non vedono di buon occhio la politica estera di Doha, caratterizzata da stretti rapporti con l’Iran, Hamas e i Fratelli Musulmani in Egitto. La scalata ai vertici dell’economia mondiale ha permesso ad Al Thani di investire pesantemente in diversi Paesi europei, come l’acquisto del Paris Saint-Germain nel 2011 e l’acquisto di terreni e hotel in Costa Smeralda nel 2012.
Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha espresso il suo cordoglio, sottolineando che «un lutto colpisce il Paese in un momento di particolare complessità per i nuovi, inaccettabili attacchi iraniani». La premier Giorgia Meloni ha ricordato Al Thani come colui che «ha cambiato il corso della storia della propria Nazione».