GRECIA – La sveglia suona quando fuori è ancora buio. A Malpensa, il primo caffè della giornata è una necessità più che un piacere. Destinazione Atene, porta d’ingresso di quel meraviglioso mosaico che sono le Cicladi. Atterrati nella capitale greca, ci attende Chris Kousouris di Ck, agenzia di PR e marketing. Da lì ci trasferiamo al porto del Pireo per imbarcarci sul traghetto. Il mar Egeo si staglia davanti a noi e dopo poco le isole iniziano a comparire all’orizzonte.
Raffinata Syros
La prima tappa è Syros, isola “profondamente greca” che sorprende chi si aspetta la classica cartolina delle Cicladi. Syros è infatti diversa: più colta, più raffinata, quasi aristocratica. È l’isola che i greci hanno custodito come una gemma nascosta, tenendola al riparo dalle mode e dalle logiche dell’overtourism. Oltre venti spiagge, dalle ampie baie sabbiose di Galissas e Vari a quelle più autentiche di Kini e Delfini: il mare qui è vivibile, accessibile, e resta prima di tutto uno spazio condiviso tra residenti e viaggiatori.
Al porto veniamo accolti da Yiannis A. Voutsinos, deputy mayor per il Turismo, che ci accompagnerà nel racconto della storia e delle ambizioni future di Syros. Il primo impatto con il capoluogo Ermoupoli è folgorante, una città dalle cui mura trasuda antichità, in passato uno dei porti commerciali più importanti del Mediterraneo orientale. Le ricchezze accumulate in quel periodo sono ancora visibili nelle strade piastrellate di marmo, nei palazzi neoclassici, nelle piazze monumentali e nelle eleganti facciate che ricordano più Trieste o Genova che una tipica località insulare greca. Il quartiere di Vaporia rappresenta forse il simbolo più affascinante di questa ricchezza.
Qui si conclude la nostra prima sera, all’Hotel Argini, elegante boutique hotel che ospita il ristorante Elexis. La cena è piacevole, la cucina si basa su ingredienti locali e filosofia farm-to-table. Yiannis, loquace e conviviale, ci trasmette subito un messaggio chiaro: crescere sì, ma senza snaturarsi. «Vogliamo aumentare il numero di visitatori, ma senza compromettere la qualità della vita. Anche il turismo crocieristico – afferma – sta assumendo un ruolo crescente. Ogni settimana fa scalo qui Msc Lirica e l’ambizione è quella di raddoppiare gli attracchi, senza perdere però l’equilibrio che rende l’isola così speciale». Syros conta poco più di 8.000 posti letto, nulla a che vedere con le decine di migliaia di Mykonos. Una scelta che conferma ancora una volta la volontà di preservare quell’equilibrio tra qualità della vita e turismo.
Terminata la cena, raggiungiamo il rooftop che ospita il cocktail bar: davanti a noi si aprono i tetti della città e il mare che circonda l’isola. Con un drink tra le mani e lo sguardo rivolto all’Egeo, sentiamo di amarla già Syros.
Mercati e vicoli senza tempo
La giornata inizia con il rumore delle onde che accarezzano la spiaggia del Dolphin Bay Seaside Resort & Suites. Da campano ho sempre avuto un debole per gli alberghi che permettono di aprire la finestra e vedere il mare prima ancora di bere un caffè. Qui succede esattamente questo. Dopo la colazione, ci dirigiamo a Ermoupoli dove ci aspetta Ria pronta ad accompagnarci alla scoperta del capoluogo delle Cicladi. Nata ad Atene da madre danese e padre greco, cresciuta a Syros, parla dell’isola con il sorriso di chi ama.
La prima tappa è il mercato alimentare. Sulle bancarelle miele profumatissimo, erbe spontanee che crescono nella vegetazione bassa battuta dal vento, fichi lavorati secondo tradizioni antiche, formaggi, vini e distillati. Ria ci spiega che grazie alla sua posizione e ai continui scambi commerciali, Syros sviluppò una cultura gastronomica raffinata, tanto da ospitare nel 1828 la stampa del primo ricettario della Grecia moderna. Tra i banchi scopriamo la Graviera di Syros e il rinomato San Michali, il “parmigiano delle Cicladi”. Assaggiamo vini locali, tra cui il Serifiotiko bianco, fresco e minerale, e lo tsipouro, distillato greco che ricorda la grappa mediterranea. Infine i loukoumi, cubetti gelatinosi profumati alla rosa, al bergamotto o al mastice di Chio.
Da qui raggiungiamo il mitico Teatro Apollo. Trecento posti appena, una versione in miniatura della Scala di Milano. Pensare che un’isola di poco più di ventimila abitanti custodisca un teatro di tale pregio dice molto del livello culturale raggiunto da questa comunità. «Qui la cultura non è un accessorio turistico. È parte integrante della vita quotidiana», ci dice Ria. Poco distante piazza Miaouli, con il magnifico Municipio progettato dall’architetto Ernst Ziller. Più in là la splendida Chiesa di San Nicola, con i suoi affreschi e iconostasi dorati che raccontano secoli di fede. E poi il Museo Tessile, che narra la tradizione industriale di Syros, uno dei principali poli manifatturieri greci nel XIX secolo. Macchinari, telai e documenti testimoniano una straordinaria stagione di sviluppo economico. Al termine della visita ci viene offerto il tradizionale pranzo del tessitore: pane, formaggio, cipolla e un dolce semplice ma gustoso.
Pescatori e leggende
Partiamo alla volta di Kini, piccolo villaggio di pescatori su una delle baie più belle dell’isola. Al ristorante Allou Yialou i tavoli si affacciano sulla battigia. Qui Yiannis abbandona per un po’ i panni istituzionali e ci racconta della sua vera passione: la pesca. Con entusiasmo ci mostra un pesce di oltre cinque chili, lo ha catturato la sera prima – ci dice – e oggi lo farà preparare per noi. Nel pomeriggio saliamo ad Ano Syros, borgo collinare costruito contro le incursioni dei pirati. Ad accoglierci c’è Annamaria, che ha studiato filosofia in Italia e parla la nostra lingua con passione contagiosa.
Passeggiamo tra i vicoli simili a un labirinto. Le case bianche, le scalinate e le bouganville creano scorci da cartolina. Ma c’è un particolare che colpisce su tutti: i gatti. Sono ovunque. Dormono sui gradini, osservano i visitatori dalle finestre e accompagnano la passeggiata come guide silenziose. Raggiungiamo poi in barca la Cappella di Santo Stefano, una piccola costruzione incastonata nella roccia. La leggenda racconta di un pescatore che venne salvato dai tentacoli di un enorme polpo. Sopravvissuto, decise di costruire una cappella dedicata al santo al quale si era affidato. La giornata si conclude da aVentoura, una taverna affacciata sul mare di Galissas, con una Mythos ghiacciata in mano e quella sensazione rara di essere stati accolti come ospiti, non come turisti.
Ritorno a Ios
L’indomani salpiamo per Ios. Per me non è una scoperta, ma un ritorno. L’ultima volta più di venti anni fa. All’epoca l’isola era molto diversa: poche infrastrutture, quasi nessuna strada asfaltata, tanti sentieri sterrati percorsi in motorino con entusiasmo.