L’Italia custodisce un patrimonio librario e artistico di straordinario valore, spesso ospitato in edifici che sono vere opere d’arte. Tra questi luoghi figurano quattro biblioteche monumentali, tutte con una storia di almeno 500 anni, dove manoscritti, incunaboli e volumi antichi convivono con architetture e decorazioni di pregio. Le strutture si trovano a Venezia, Firenze, Roma e Napoli.
Le raccolte storiche tra Venezia e Firenze
La Biblioteca Nazionale Marciana di Venezia affonda le proprie origini nell’idea, formulata da Francesco Petrarca nel 1362, di creare una biblioteca pubblica. La raccolta iniziò a svilupparsi concretamente con la donazione del cardinale Bessarione alla Serenissima: il 31 maggio 1468 furono trasferiti 746 codici, ai quali se ne aggiunsero altri 250 dopo la sua morte. Nel corso dei secoli il patrimonio crebbe anche grazie alla norma degli inizi del Seicento che imponeva agli stampatori veneziani di depositare una copia delle opere pubblicate.
Oggi la Marciana conserva circa un milione di libri a stampa, 2.887 incunaboli, 13.117 manoscritti e 24.060 cinquecentine. L’edificio fu progettato verso la metà del XVI secolo da Jacopo Sansovino; dopo la sua morte, nel 1570, i lavori furono portati a termine da Vincenzo Scamozzi nel 1588.
A Firenze si trova la Biblioteca Medicea Laurenziana, progettata nel 1519 dal cardinale Giulio de’ Medici, il futuro papa Clemente VII. La direzione del cantiere venne affidata a Michelangelo Buonarroti, che concentrò una parte significativa del proprio lavoro nello scalone d’accesso alla sala di lettura. Realizzato in pietra serena per volere di Cosimo I de’ Medici, l’edificio fu completato nel 1571, anno della sua apertura al pubblico.
La raccolta fiorentina è particolarmente importante per il pregio dei suoi documenti. Tra i pezzi più rilevanti c’è la Littera Florentina, manoscritto del VI secolo che conserva buona parte del Digesto, la raccolta di leggi voluta dall’imperatore Giustiniano.
Le biblioteche di Roma e Napoli
La Biblioteca Apostolica Vaticana venne istituita ufficialmente il 15 giugno 1475 con la bolla Ad decorem militantis Ecclesiae di papa Sisto IV. Le sue origini, tuttavia, risalgono a epoche precedenti: già nel IV secolo è documentato uno Scrinium con funzioni di archivio e biblioteca della Chiesa latina. Un documento dell’anno 781 cita inoltre il bibliothecarius Teofilatto, confermando l’esistenza di una raccolta libraria.
Il patrimonio della Biblioteca Apostolica Vaticana comprende oltre un milione e mezzo di volumi a stampa, 9.000 incunaboli, 150.000 codici manoscritti e carte d’archivio. A questi si aggiungono 300.000 monete e medaglie e circa 20.000 oggetti d’arte. Gli ambienti, realizzati nel XVI secolo, sono decorati anche da opere di artisti come Melozzo da Forlì e David e Domenico Ghirlandaio.
La Biblioteca dei Girolamini, a Napoli, fu fondata nel 1586 ed è considerata la più antica biblioteca pubblica della città e la seconda più antica d’Italia dopo la Malatestiana di Rimini. Inserita nel complesso della chiesa dei Girolamini, legato alla congregazione dei seguaci di san Filippo Neri, conserva raccolte dedicate soprattutto alla filosofia, alla teologia, alla storia della Chiesa, alla musica sacra e alla storia europea.
L’attuale sede fu progettata da Arcangelo Guglielmelli all’inizio del Settecento e completata dal figlio nel 1727. Gli scaffali custodiscono quasi 160.000 volumi, tra cui 6.500 manoscritti relativi a opere di musica sacra. Insieme alle altre tre istituzioni, la biblioteca napoletana testimonia la lunga storia del patrimonio librario italiano.