Nel Salento esiste un legame linguistico e culturale con la Grecia che ha attraversato i secoli. È il griko, o greco salentino, un idioma di origine greca ancora presente in alcuni comuni della provincia di Lecce. La sua storia si intreccia con quella di Castrignano de’ Greci, Sternatia, Soleto, Zollino e Melpignano, paesi nei quali la lingua è stata tramandata nelle conversazioni quotidiane, nei racconti popolari, nella poesia e nei canti.
Per molte generazioni il griko è stato la prima lingua parlata in famiglia. Alcuni anziani ricordano di aver imparato l’italiano soltanto all’ingresso a scuola, intorno ai nove o dieci anni. Le origini del griko sono ancora oggetto di discussione tra gli esperti: il suo patrimonio affonda le radici nella presenza greca della Magna Grecia, ma si è arricchito nel tempo attraverso il contatto con il latino, i dialetti locali e le diverse comunità che hanno abitato il territorio.
Una lingua nata dall’incontro tra culture
La presenza della cultura ellenica nel Mezzogiorno risale almeno all’epoca della Magna Grecia, quando, dall’VIII secolo avanti Cristo, le aree costiere pugliesi, tra cui Taranto, Siponto e Gallipoli, entrarono nell’orbita del mondo greco. Nei secoli successivi, alla lingua greca si affiancarono il latino e altri idiomi locali, fino alle prime attestazioni del volgare italiano nel XIII secolo.
Un ruolo importante nella conservazione dell’identità greca fu svolto anche dai monaci arrivati dall’Oriente durante l’Alto Medioevo, in seguito a dispute religiose. La loro presenza contribuì a consolidare nel Sud Italia una tradizione greca anche sul piano religioso. Il griko subì invece un progressivo indebolimento durante le conquiste sveve e aragonesi, tra il XIII e il XV secolo, e conobbe ulteriori difficoltà nel periodo fascista.
Non si tratta dunque né di greco antico né di greco moderno. Il griko è una lingua autonoma, formatasi nel rapporto continuo tra il territorio e le popolazioni che lo hanno abitato. Al suo interno convivono elementi del greco antico, del greco bizantino e di quello moderno, insieme a parole derivate dal latino e dal dialetto salentino.
Cibo, riti e musica nel Salento greco
La cultura grika si riflette anche nella cucina e nelle celebrazioni locali. Tra le preparazioni più caratteristiche ci sono lo scèblasti di Zollino, prodotto di panificazione con cipolle, olive, origano, capperi e zucca o zucchine, e i piatti legati alla Settimana Santa. La ricetta dello scèblasti è custodita dalla tradizione locale e il suo elemento più complesso resta l’impasto.
Durante la Pasca Salentina, cioè la Pasqua, la dimensione religiosa si unisce a quella culinaria. In alcuni paesi viene ancora celebrata la Passiuna tù Cristù, una rappresentazione cantata della Passione di Gesù affidata a tre cantori, che percorrono le masserie del territorio recitando i passi evangelici. Tra le specialità preparate in questo periodo figurano la cuddura, l’agnello con pasta di mandorle e le còcule, polpette di patate.
Il percorso nella tradizione salentina si completa con la pizzica, il ballo associato alla Festa della Taranta di Melpignano e a numerosi centri del territorio. A Castrignano, Aradeo e Galatina la musica e la danza restano espressioni della cultura locale. Alle loro origini si richiama il tarantismo, considerato non soltanto una forma di danza, ma anche uno strumento rituale di guarigione.