Memorie africane

Mali, le lezioni di un viaggio tra incontri e generosità

Un racconto del 2009 tra paesaggi, scambi inattesi e gesti di reciprocità

Mali, le lezioni di un viaggio tra incontri e generosità

Oggi il Mali è una delle aree più instabili del Sahel, segnato dal colpo di Stato e dal conflitto tra la giunta militare e gli oppositori, tra cui gruppi jihadisti e tuareg. Nel 2009, però, il Paese era ancora in gran parte percorribile, fatta eccezione per la zona di Gao, già esposta alla presenza di formazioni vicine ad Al-Qaeda. Era anche una terra capace di offrire paesaggi, architetture e incontri difficili da dimenticare.

Il percorso toccava Mopti, sul fiume Niger, porto delle pinasse, le lunghe imbarcazioni di legno dal fondo piatto; Djenné, con la grande moschea in adobe e il mercato dai colori vivaci; Timbouctou, distesa tra sabbia, strade polverose e antiche biblioteche. A Ségou, le case decorate con argilla ocra raccontavano la tradizione della terracotta, mentre i villaggi Dogon, costruiti sulle falesie, restituivano l’immagine di una cultura ricca di simbolismi e di una profonda cosmogonia.

Il valore dell’attesa

Fuori da Bamako, la strada verso Djenné venne bloccata dal passaggio di un corteo di auto blu. Le vetture rimasero in coda e gli abitanti scesero a chiacchierare, vivendo l’attesa con naturalezza. Per chi arrivava dall’Europa, abituato a misurare il tempo in modo più frenetico, quella situazione diventava una lezione sulla distanza tra il kairos, il momento opportuno, e il kronos, il tempo che scorre e incalza.

In mezzo alla folla, due giovani si avvicinarono ai viaggiatori. Volevano sapere se il loro Paese piacesse e se gli ospiti si sentissero bene. Uno di loro, venditore di monili e francofono, non sembrava cercare nulla in cambio. Quando la strada tornò libera, salì sul bus e tornò con un piccolo involto: per la moglie del narratore aveva scelto una catenina d’argento lavorata a martello. Un dono inatteso, accolto con sorpresa e gratitudine.

La reciprocità dei gesti

Sulla strada per Timbouctou arrivò un secondo episodio. Davanti a un ristorante, un bambino di circa quattro anni giocava da solo. I viaggiatori gli regalarono una semplice trottola di plastica portata dall’Italia. Il sorriso del piccolo attirò l’attenzione del padre, che poco dopo si presentò e chiese se fossero stati loro a fare quel regalo.

L’uomo, che vendeva bigiotteria a pochi metri dal ristorante, volle ricambiare con una collana di perle di pasta di vetro blu. I turisti avrebbero potuto acquistare da lui i propri souvenir, ma il gesto aveva già mostrato un’idea dello scambio fondata non soltanto sul commercio. Nel ricordo del viaggio, il Mali resta così una terra segnata dalle difficoltà, ma anche dalla capacità di attribuire valore a una conversazione, a un sorriso e a un atto di ospitalità.