Valeria Parrella vive a Modena dal 2024, ma Napoli continua a riaffiorare nella sua lingua e nel suo immaginario. I nuovi paesaggi della Pianura Padana hanno però aperto prospettive inedite nella sua scrittura, alimentando una fase che la porterà anche a Guadalajara, in Messico, con la delegazione italiana ospite della Fiera Internazionale del Libro. In quell’occasione presenterà La Ragazzina (Feltrinelli, 2026), romanzo dedicato a Giovanna d’Arco, finalista al Premio Campiello e vincitore, lo scorso luglio, del Premio Mandrarossa al Tempio di Hera di Selinunte.
Due volte finalista al Premio Strega con Per grazia ricevuta e Almarina, Parrella ha trasformato città, siti archeologici e comunità in materia narrativa. Napoli, Pompei, Ercolano e Paestum si affiancano a Istanbul, Buenos Aires e alla Francia della Pulzella d’Orléans. La sua formazione comprende la laurea in lettere classiche alla Federico II e lo studio della lingua dei segni, oltre al lavoro all’E.N.S. di Napoli. «Scrivo da sempre», racconta, spiegando di aver sempre cercato frasi capaci di funzionare anche attraverso la lettura ad alta voce.
Giovanna d’Arco e il coraggio femminile
Al centro dell’ultimo romanzo c’è la figura di Giovanna d’Arco, presentata come una giovane donna capace di sottrarsi al controllo degli uomini e delle istituzioni. Parrella vede nella sua vicenda numerose analogie con la condizione femminile contemporanea: il difficile accesso ai ruoli di comando, la necessità di muoversi in ambienti maschili e il rifiuto di chiedere il permesso per essere se stessa.
Secondo la scrittrice, Giovanna esercitò una forma di soft power, guidando e creando consenso attraverso l’empatia e i valori della cura. Alla sua riforma dell’esercito attribuisce anche regole di comportamento precise, dal divieto delle razzie nei villaggi all’invito a confessarsi. Un tema che, osserva, resta attuale di fronte all’uso della violenza sessuale come arma di guerra. La giovane condottiera diventa così una figura contemporanea anche per la sua scelta di tagliarsi i capelli e vestirsi da uomo, sottraendosi alle categorie con cui gli altri cercavano di definirla.
Tra gli argini e l’isola di Procida
La Ragazzina è stato scritto a Modena, città medievale segnata dalla cinta muraria interna e dalla Ghirlandina, patrimonio UNESCO. Parrella racconta di avere trovato ispirazione nell’ambiente urbano e, soprattutto, lungo gli argini della Pianura Padana, seguendo le linee d’acqua e leggendo gli scrittori emiliani. Da qui nasce una quiete inattesa, che si affianca al legame permanente con il mare e con Napoli, associato alla dimensione materna e a un senso di orizzonte.
Tra i luoghi modenesi più amati cita il Mercato Albinelli, con i banchi storici in marmo, e l’Istituto d’Arte Venturi, dove ha letto alcuni brani del manoscritto agli studenti ricevendone osservazioni personali. Dalla terra d’origine porta invece con sé soprattutto la lingua, compresi i motteggi napoletani. Il luogo del cuore resta Procida, dove torna ogni agosto: un’isola che, nonostante la notorietà raggiunta con il titolo di Capitale italiana della Cultura 2022, ha conservato l’identità di borgo di pescatori e una distanza dalle speculazioni edilizie e dall’overtourism.
Nel percorso della scrittrice rientrano anche l’esperienza del laboratorio nel carcere di Nisida, fonte d’ispirazione per Almarina, e il viaggio a Buenos Aires da cui è nato Ma quale amore. Ora Parrella indica un nuovo spazio ancora da esplorare: il fumetto. Grande lettrice e collezionista Marvel, vorrebbe misurarsi con questa forma espressiva dopo avere costruito una produzione narrativa profondamente legata ai luoghi e alle persone che li abitano.