Patrimonio storico

Bronzi romani e arte: un viaggio tra i borghi marchigiani

Dalle vestigia antiche alla linea ferroviaria turistica, un itinerario tra affreschi, chiese e musei dell’entroterra

Bronzi romani e arte: un viaggio tra i borghi marchigiani

Nell’entroterra delle Marche, a circa 300 metri di altitudine e vicino alla confluenza del Cinisco nel Cesano, si trova un borgo noto per la concentrazione di edifici religiosi e per una delle più importanti testimonianze dell’epoca romana. L’abitato, inserito tra i Borghi più Belli d’Italia, è conosciuto anche per i tartufi e per i Bronzi Dorati, rinvenuti casualmente il 26 giugno 1946 in un campo della zona.

Il soprannome di “Città delle Cento Chiese” riflette la lunga presenza dello Stato della Chiesa e la ricchezza del patrimonio architettonico locale. Tra le prime tappe c’è l’Oratorio dell’Ascensione, edificio del XV secolo che custodisce nella Cappella del Palazzolo affreschi realizzati intorno al 1483 da Lorenzo D’Alessandro da San Severino Marche. All’interno sono raffigurati l’Ascensione di Cristo, i Santi Secondo e Sebastiano, l’Annunciazione, la Trinità e la Madonna con il Bambino.

I Bronzi Dorati e il patrimonio del museo

Il Museo dei Bronzi Dorati e della Città, ospitato nell’ex convento di San Giacomo, raccoglie reperti e opere provenienti dal territorio. Il complesso, risalente al XII secolo e organizzato attorno a un antico chiostro, conserva il gruppo di statue in bronzo dorato di epoca romana, considerato l’unico del suo genere ancora esistente. Le opere, realizzate oltre 2.000 anni fa con circa quattro quintali di bronzo e oro, sono accompagnate da un percorso multimediale dedicato alla loro storia e alle tecniche di lavorazione.

Il museo comprende anche una sezione storico-artistica con la Pietà di Sant’Agostino e la statua di San Secondo, patrono del borgo. Sono inoltre presenti le tavole del polittico di San Giacomo con Sant’Agostino Vescovo, attribuito a Girolamo Nardini, una raccolta numismatica, reperti romani, arredi settecenteschi e opere contemporanee. Tra queste figurano circa 40 incisioni di Walter Valentini dedicate ai Canti di Leopardi e a Galileo Galilei.

Nel centro storico meritano una visita la Chiesa di Santa Maria delle Tinte, costruita nel XVIII secolo per la Corporazione dei Tintori e Lanaioli, e la Rocca, della quale restano due torrioni, una cappella gentilizia, parti delle mura e alcuni ambienti sotterranei. L’area dei ruderi, oggi invasa dalla vegetazione, comprende anche Palazzo Fulvi Cittadini. Piazza Ginevri conduce invece al Palazzo Comunale e alla Chiesa di San Francesco, che conserva un Crocifisso su tavola del XIV secolo attribuito a Mello da Gubbio.

Chiese, teatro e ferrovia storica

Il percorso prosegue con la Chiesa di Sant’Andrea Apostolo, il Duomo e la Cappella dei Re Magi. Quest’ultima, risalente al XVII secolo, è decorata con stucchi dorati e otto statue in gesso di Profeti e Sibille; sull’altare si trova l’Adorazione dei Magi di Aurelio Lomi. Nell’ex Chiesa di Santa Maria in Piazza, trasformata nel 1831, i lavori successivi al terremoto del 1997 hanno portato alla luce un affresco della prima metà del XV secolo.

Tra gli edifici culturali spicca il Teatro Angel Dal Foco, ricavato nei magazzini del Monte di Pietà. La sala, con pianta a U, dispone di tre ordini di palchi, per un totale di 44, oltre a platea e loggione. Dopo decenni di abbandono e il crollo parziale del tetto nel 1981, il teatro è stato recuperato e riaperto alla fine del 2002.

Completa il quadro la Subappennina Italica, la linea ferroviaria lunga 31,6 chilometri che collega l’area a Fabriano. Il tronco Fabriano-è stato inaugurato il 28 aprile 1895 e la ferrovia è stata poi prolungata verso Urbino. Dopo i danni della Seconda guerra mondiale, l’interruzione causata da una frana nel 2013 e la sostituzione del servizio con autobus, il collegamento è stato riaperto il 26 settembre 2021 per finalità turistiche.