Rocce laviche, baie frastagliate, abitazioni tradizionali e coltivazioni modellate dal vento: Pantelleria offre un paesaggio lontano dai classici scenari balneari. L’isola non ha spiagge di sabbia, ma custodisce grotte, pozze naturali e archi di roccia affacciati sul mare, tra cui quello dell’Elefante, a Cala Levante. La sua origine vulcanica ha disegnato un territorio brullo, spesso accostato a un paesaggio lunare.
Secondo la leggenda, l’isola sarebbe la mitica Ogigia, dove la ninfa Calipso avrebbe trattenuto Ulisse per sette anni. Al di là del racconto mitologico, il territorio conserva testimonianze di una presenza umana molto antica. Le Sesi, strutture funerarie megalitiche nella parte nord-occidentale, sono legate ai Sesioti, popolazione che nel 3200 a.C. avrebbe colonizzato l’isola per sfruttarne l’ossidiana. Nella Piana di Ghirlanda si trovano invece le Ghibbiúna, tombe bizantine datate tra il VI e il IX secolo d.C.
Ossidiana, capperi e viti ad alberello
L’ossidiana continua a essere utilizzata dagli artigiani locali per gioielli e oggetti. Tra le produzioni più note figurano anche i capperi, coltivati nei terrazzamenti di origine araba e impiegati nella cucina dell’isola, anche insieme a mandorle, pomodori secchi e peperoncino.
Un altro elemento caratteristico è la coltivazione della vite ad alberello. Le piante crescono basse, all’interno di conche scavate nel terreno, una tecnica che le protegge dalle raffiche che interessano l’isola per gran parte dell’anno. Questa pratica agricola è iscritta nel Patrimonio UNESCO ed è al centro di un itinerario di 37 chilometri dedicato alla Strada della Vite ad Alberello. Dalle uve locali si ottengono il Passito di Pantelleria, lo Zibibbo e il Moscato di Pantelleria, accompagnati nella tradizione gastronomica da dolci come i mustazzoli. La cucina comprende inoltre cuscus di pesce, ravioli con ricotta e mentuccia, piatti a base di pesce e granite di gelso.
Nel paesaggio compaiono anche i giardini panteschi, costruzioni pensate per contrastare la siccità, e i dammusi. Queste abitazioni hanno muri spessi in pietra lavica e tetti bianchi a cupola, elementi che combinano esigenze climatiche e architettura di influenza araba. Alcuni sono stati trasformati in strutture per l’ospitalità.
Le aree termali all’aperto
Il benessere naturale è uno degli aspetti più conosciuti dell’isola. Il Lago di Venere, specchio d’acqua salmastra di circa 1,8 chilometri di perimetro, è alimentato dalle piogge e da sorgenti termali. La temperatura indicata varia tra 40 e 50 gradi. Situato nella parte settentrionale, sul fondo superstite di una vecchia caldera, il lago è anche un’area di interesse naturalistico per la presenza di numerose specie di uccelli.
Le acque, ricche di minerali e zolfo, sono associate dalla tradizione locale a effetti benefici sulla pelle; anche i fanghi vengono indicati per disturbi come psoriasi e reumatismi. Questi utilizzi si intrecciano con il mito di Venere, che secondo la leggenda si sarebbe specchiata nel lago prima degli incontri con Bacco. Nella stessa zona sono state rinvenute statuette di epoca punica e rovine attribuite a un tempio dedicato alla divinità delle acque.
A nord-est, il villaggio di pescatori di Gadir ospita vasche scavate nella roccia, considerate dagli archeologi resti di un’antica area termale utilizzata già in epoca fenicia e punica. L’accesso è gratuito e le pozze, alimentate da sorgenti calde, raggiungono temperature comprese tra 30 e 50 gradi. Il luogo viene frequentato per il relax e, secondo quanto riportato, per le proprietà attribuite alle acque e a un’alga che cresce sulle pareti delle vasche.
Un’ultima tappa è la Grotta di Sataria, dove si trovano tre vasche con acqua termale a circa 40 gradi. Il sito, inserito nel Parco Nazionale di Pantelleria, conserva anche tracce delle terme romane: un calidarium, un tepidarium e un frigidarium collegato all’esterno e al mare. La tradizione lega la grotta agli incontri tra Calipso e Ulisse, aggiungendo un elemento mitologico alla sua rilevanza naturalistica e archeologica.